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lunedì 29 agosto 2022

La più grande beffa del capitalismo

 


Se fino ad oggi qualsiasi ipotetico attacco al capitalismo, infatti, si è spento prima ancora di essere teorizzato era perché le forze anticapitaliste si sono fatte mettere con le spalle al muro, si sono fatte sgonfiare gli idoli, desemantizzare gli slogan, rubare persino le battaglie, portandoci in un mexican standoff da cui non sembra esserci nessuna possibilità di uscita. Come si fa infatti a distruggere qualcosa che non ha confini, né alternative? Non si può, è un paradosso ed è su quello che ci siamo costruiti la prigione intellettuale di altissima sicurezza che, negli ultimi trent’anni almeno, ha permesso al capitalismo di arrivare a sentirsi invincibile e onnipotente.

Eppure non è esattamente così, e Fisher scavando nel botro lutulento dei nostri tempi ha trovato uno spiraglio: se il gigante ha un punto debole, questo è proprio la sua natura assolutista.

Per questo, scrive Fischer, non bisogna arrendersi a quella che oggi, ai nostri occhi, sembra una incontrovertibile evidenza. «Il fallimento delle precedenti forme di organizzazione politica anticapitalista non deve essere causa di disperazione», scrive Fisher. «La crisi è un’opportunità: ma va trattata come straordinaria sfida speculativa, come lo stimolo per un rinnovamento che non sia un ritorno», continua, e affonda: «Un anticapitalismo efficace deve essere un rivale del Capitale, non una reazione ad esso. Tornare alla territorialità precapitalista è impossibile. Al globalismo del Capitale, l’anticapitalismo deve opporsi ricorrendo al suo più puro, autentico universalismo».

Ma come si fa a sconfiggere un nemico così potente e immenso? «La lunga e tenebrosa notte della fine della storia va presa come un’opportunità enorme. La stessa opprimente pervasività del realismo capitalista significa che persino il più piccolo barlume di una possibile alternativa politica ed economica può produrre degli effetti sproporzionatamente grandi. L’evento più minuscolo può ritagliare un buco nella grigia cortina della reazione che ha segnato l’orizzonte delle possibilità sotto il realismo capitalista. Da una situazione in cui nulla può accadere, tutto di colpo torna possibile». Per far collassare la tenda del circo, d’altronde, potrebbe bastare perfino la punta di uno spillo, no?

 


domenica 25 luglio 2021

Oltre natura e cultura

 




OLTRE NATURA E CULTURA

L’autore, Philippe Descola,  ha occupato la cattedra che fu di Claude Levi-Strauss al College de France, è uno dei più influenti antropologi viventi.

Per lui, il nostro naturalismo che postula una radicale differenza tra esseri umani e non umani, permettendo di attribuire una cultura solo agli umani, non è che un modo di definire questa relazione.

Molti sono gli esempi: le culture segnate dall’animismo ritengono che i non umani abbiano un “anima” (nel significato più esteso possibile) simile agli umani ma solo un corpo diverso.

Altre, come ad esempio quella degli aborigeni australiani, ritengono che gli umani e i non umani abbiano corpi e anime simili e quindi che possano ibridarsi.

Altre ancora, come quelle dell’ India o della Cina antica, vedono i diversi esseri disposti lungo una catena gerarchica.

Mentre minacce climatiche e sanitarie rendono chiaro di quanto sia rischioso pensarci come esseri indipendenti dal mondo che abitiamo, è particolarmente benvenuta la riproposizione di questo classico dell’antropologia che qualche anno fa ha cambiato il modo di pensare la relazione tra esseri umani e non umani (animali, vegetali e minerali).

Una lettura molto formativa e sensibilizzante verso “l’altro” quando quest’altro è la Cultura.

venerdì 21 maggio 2021

L' Arca dei suoni originali





Professore di musica elettroacustica al Conservatorio "Rossini" di Pesaro, David Monacchi è un'utopia vivente e vibrante. Da quasi vent'anni lavora a Fragments of Extinction, un progetto che registra con tecniche tridimensionali innovative – messe a punto da Monacchi stesso – i suoni delle foreste vergini di tutto il mondo. In questi luoghi in cui l'essere umano non ha ancora lasciato traccia, la Natura canta e respira come nella notte dei tempi, probabilmente per l'ultima volta. Queste registrazioni hanno il nome evocativo di "ritratti acustici" e restituiscono, fissandolo nel tempo, il linguaggio sonoro di un pianeta che rotola verso la sesta estinzione. Il meraviglioso progetto di Monacchi è quello di creare un'arca immateriale che custodisce i suoni del mondo naturale, e di costruire un teatro sferico per l'ascolto immersivo, un'arca reale, di speranza, dove accrescere la coscienza ecologica pubblica al fine di salvare quanti più ecosistemi possibili. In questo libro l'autore racconta la sua straordinaria intuizione e l'incredibile parabola di un progetto internazionale partito dall'Italia, che fonde musica, innovazione tecnologica, natura e battaglia ecologica planetaria. È la storia di un guerriero armato solo di microfoni e di una grande anima, di un cacciatore di suoni, di un musicista a mani nude e a orecchie aperte che sta raccogliendo la colonna sonora del mondo primordiale prima che sia zittita dall'incoscienza dell'umanità



mercoledì 19 maggio 2021

La fabbrica del consenso - Noam Chomsky




In un paese democratico l'indipendenza e la libertà di espressione dovrebbero essere le qualità portanti dei giornali e di tutti i media. La realtà è però un'altra: sono le forza politiche ed economiche a decidere quali notizie dovranno raggiungere il pubblico, e in che modo. Noam Chomsky e Edward S. Herman svelano come, grazie alla manipolazione delle notizie, l'opinione pubblica viene spinta a sostenere determinati interessi e punti di vista. "La fabbrica del consenso" offre un'analisi precisa su quanto siano veramente strumentalizzati i media e fornisce la chiave per interpretarne i messaggi.


 

PROPAGANDA - Come manipolare l'opinione pubblica

 


"Propaganda. L'arte di manipolare l'opinione pubblica" è un saggio del 1928 di Edward L. Bernays, 'padre delle pubbliche relazioni' e pioniere dell'arte propagandistica in senso moderno. 

Sebbene il suo nome sia ancora oggi poco noto al grande pubblico, l'opera e le idee di Bernays hanno influenzato profondamente le strategie comunicative e politiche dal secolo scorso e fino ai giorni nostri. 
Divenuto nel corso degli anni un testo culto in cui si teorizza, forse per la prima volta in termini così espliciti, la necessità, per una democrazia sana, di ricorrere a tecniche "scientifiche" per "plasmare" e "inquadrare" l'opinione pubblica: per dar luogo a quella «ingegneria del consenso» di cui Bernays fu pioniere e primo teorico. 

La propaganda come strumento d'elezione per la manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia è teorizzata da Bernays come essenziale al buon funzionamento di ogni settore della società: la manipolazione "scientifica" dell'opinione pubblica - «per portare ordine laddove regna il caos» per permettere la piena realizzazione della società democratica, in cui la «minoranza intelligente» riesca a plasmare la maggioranza silente e gregaria in vista di obiettivi e scopi «positivi e costruttivi», tendenti alla pace sociale e al benessere del maggior numero di uomini possibili.

Edward Louis Bernays (Vienna, 22 novembre 1891 – Cambridge, 9 marzo 1995) è stato un pubblicista e pubblicitario statunitense di origine austriaca. Celebre per la sua parentela con Sigmund Freud, Bernays fu uno dei primi spin doctor, ed è considerato, assieme a Ivy Lee e a Walter Lippmann, uno dei padri delle moderne relazioni pubbliche, di cui, già nei primi anni del Novecento, teorizzò le principali regole fondanti.

Combinando le idee di Gustave Le Bon (autore del libro Psicologia delle folle) e Wilfred Trotter (studioso del medesimo argomento) con le teorie sulla psicologia elaborate dallo zio, Bernays fu uno dei primi a commercializzare metodi per utilizzare la psicologia del subconscio al fine di manipolare l’opinione pubblica. A lui si devono le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso”, concetti importanti nel lavoro pratico della propaganda.

martedì 2 marzo 2021

Cosi va il mondo - N. Chomsky

 




IL GOLPE SILENZIOSO
Da “Cosi va il mondo”
Di Noam Chomsky

Un senato virtuale incombe sul mondo. Nessun popolo lo ha eletto, non vi è stata alcuna votazione democratica in alcun parlamento.
Si tratta unicamente di un consesso di oligarchi che si sono autonominati in base al censo ed alla classe sociale. E' composto da membri privilegiati dell'elite affaristico - finanziaria americana ed occidentale, e nella propria “costituzione” contempla solo due articoli.
Il primo dice - La nostra società è fondata sul profitto.
E il secondo - Tutti gli uomini sono eguali, ma i ricchi sono più eguali degli altri.
Per Noam Chomsky, uno dei più imminenti intellettuali viventi del nostro secolo, è su questi due semplici assiomi che si regge il neoliberismo economico che, in nome della globalizzazione dei mercati, aspira a trasformare il mondo in una immensa “fabbrica di profitti”, a beneficio di una ristretta cerchia di eletti.
Un invisibile golpe si stà perpetrando nei confronti dell'umanità tutta e non ci voglio occhiali magici per svelare il crescente divario economico tra Nord e Sud del mondo, l'impoverimento di larghi strati delle popolazioni nei paesi ricchi, in quelli poveri già lo sono, la minaccia ecologica .
Non ci vuole molto per rendersi conto degli inganni e le menzogne perpetrati quotidianamente dai media , dai grandi conglomerati finanziari, da governi apparentemente democratici ma in realtà dominati dalle politiche economiche delle classi privilegiate e delle corporation.
Chomsky analizza, con implacabile lucidità il corpo agonizzante della democrazia, straziata in modo intenzionale dai baroni di Wall Street e della comunità affaristica internazionale. E così ci rivela nella sua impietosa diagnosi, che i grandi nemici della libertà non si sono estinti con la scomparsa di uno dei più froci totalitarismi della storia , quel socialismo reale ormai agonizzante, crollato con il muro di Berlino, ma sono da ricercare oggi in una degenerazione del capitalismo americano ed occidentale.
Questo processo ha avuto inizio con la fine della seconda guerra mondiale e, attraverso un lento e subdolo meccanismo di erosione del sistema democratico domestico o l'uso della violenza politica e del terrore in stati come il Cile o il Nicaragua ha infine generato una sorta di serial killer della società civile che ha trionfato con la deregulation di Ronald Reagan e nelle riforme neo-liberiste di Margaret Thatcher in Inghilterra.
Il “j accuse” esposto nel testo “Cosi va il mondo”, prende le mosse dal vero e proprio colpo di stato sotterraneo che le corporazioni starebbero perpetrando a danno della democrazia in Occidente, estromettendo il popolo dalla vita politica. Un popolo che ormai viene chiamato a ratificare, attraverso quello che si è ridotto ad un rito formale- le elezioni - decisioni già prese e comunque separate dalle politiche economiche, che si muovono su binari diversi dalla politica vera e propria. In tal senso risulta determinante il ruolo giocato dalla “fabbrica del consenso”, ovvero i mass media che sono tuttavia grandi aziende e non può quindi stupire che l' immagine del mondo che esse presentano rifletta gli interessi e i valori dei proprietari e degli investitori.
L'obiettivo di questo sistema appare chiaro; attraverso la tanto acclamata interattività dei nuovi mezzi di comunicazione, comprese le nuove “autostrade informatiche”, bisogna garantire alla gente l'illusione di avere una parte nei progressi decisionali della società, mentre in realtà si mira a creare una massa di docili e disciplinati consumatori, di spettatori della politica, relegati in un ruolo sempre più passivo. Il risultato secondo Chomsky è perfettamente uniforme e i media sono solo uno degli elementi del più vasto sistema dottrinale e propagandistico destinato a forgiare l’opinione pubblica.

lunedì 1 marzo 2021

Simone Weil - MANIFESTO PER LA SOPPRESSIONE DEI PARTITI POLITICI

 


1 - Un partito politico è una macchina per fabbricare passione collettiva.

2 - Un partito politico è un’organizzazione costruita in modo da esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte.

3 - L’unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite.

Per via di queste tre caratteristica, ogni partito è totalitario in embrione e nelle aspirazioni.
Se non lo è nei fatti, questo accade solo perché quelli che lo circondano non lo sono di meno.
Queste tre caratteristiche sono verità di fatto, evidenti a chiunque si sia avvicinato alla vita dei partiti.
La condizione necessaria e sufficiente perché il partito serva efficacemente la concezione del bene pubblico, in vista del quale esiste, è che possieda una grande quantità di potere.
Ma in realtà nessuna quantità finita di potere potrà mai essere considerata come sufficiente, soprattutto una volta che la si sia ottenuta.
Così la tendenza essenziale dei partiti è totalitaria, non solo relativamente a una nazione, ma relativamente al globo terrestre.
Il temperamento rivoluzionario porta a concepire la totalità. Il temperamento piccolo borghese porta a convivere con l’immagine di un progresso lento, continuo e illimitato. Ma nei due casi la crescita materiale del partito diviene l’unico criterio rispetto al quale si definiscono in ogni cosa il bene e il male. Esattamente come se il partito fosse un animale all’ingrasso, e l’Universo fosse stato creato per farlo ingrassare.
la propaganda è sempre un tentativo di asservimento dello spirito. Tutti i partiti fanno propaganda. Chi non ne facesse scomparirebbe, in virtù del fatto che gli altri ne fanno.
Immaginiamo il membro di un partito - deputato, candidato al Parlamento o semplicemente militante - che prenda in pubblico il seguente impegno: «Ogniqualvolta esaminerò un qualunque problema politico o sociale, mi impegno a scordare completamente il fatto che sono membro del mio gruppo di appartenenza, e a preoccuparmi esclusivamente di discernere il bene pubblico e la giustizia».
Questo linguaggio sarebbe accolto in modo negativo. I suoi, e anche molti altri, lo accuserebbero di tradimento. I meno ostili direbbero: «Perché, allora, ha aderito a un partito?», ammettendo così ingenuamente che entrando in un partito si rinuncia a cercare unicamente il bene pubblico e la giustizia. Quell’uomo sarebbe escluso dal suo partito, o per lo meno ne perderebbe l’investitura, non sarebbe certamente eletto.
Se un uomo, membro di un partito, è risolutamente deciso ad essere fedele in ogni suo pensiero unicamente alla luce interiore e a null’altro, non può far conoscere questa risoluzione al suo partito. E allora, di fronte a esso, in stato di menzogna.

Spillover

 




LO SPILLOVER E’ IL SALTO DI SPECIE DEGLI AGENTI PATOGENI DAGLI ANIMALI ALL’UOMO.

Questo libro è stato scritto nel 2012 ed è ancora oggi la lettura di riferimento per chi – non specialista – cerchi di capire cosa sta succedendo all’umanità. È un racconto apocalittico costato a David Quammen dodici anni di ricerche per essere certo di poter raccontare con esattezza e dovizia di particolari che cosa è lo “spillover”, il salto di specie degli agenti patogeni dagli animali all’uomo.
Quammen racconta di Ebola, Sars, Coronavirus e peste bubbonica. In questo libro potente e sconcertante, Quammen cita un vocabolo a cui pare dovremo abituarci nei prossimi decenni: zoonosi. Ne fanno parte anche AIDS (30 milioni di morti), tubercolosi bovina, la febbre del Nilo occidentale, il virus di Marburg, la Rabbia, l’Hantavirus sindrome polmonare, l’Antrace, la febbre della Rift Valley, la larva migrans oculare, la febbre emorragica boliviana, malattia della foresta di Kyasanur e una strana afflizione chiamata Encefalite di Nipah, che ha ucciso maiali e allevatori di maiali in Malesia.

In Spillovver era già previsto: a) che si sarebbe verificata una pandemia causata da un virus capace di evolvere e adattarsi rapidamente; b) che il virus sarebbe stato trasmesso da un animale, verosimilmente un pipistrello; c) in una situazione in cui gli esseri umani entrano in stretto contatto con gli animali selvatici vivi; d) in un luogo come la Cina. Quammen però non è solo un divulgatore scientifico: Spillover appartiene a tutti gli effetti al nature writing, genere a metà tra l’esplorazione naturalistica e l’indagine letteraria. Quammen è uno scrittore potente e Spillover fa paura.






venerdì 10 luglio 2020

Letture sconsigliate

A CHE PUNTO SIAMO? L'epidemia come politica

Giorgio Agamben (Roma, 22 aprile 1942) è un filosofo e accademico italiano.

Uscito a Febbraio 2020

Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus corona, occorre partire dalle dichiarazioni del CNR, secondo le quali non solo «non c’è un'epidemia di SARS-CoV2 in Italia», ma comunque «l’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva».
Se questa è la situazione reale, perché i media e le autorità si adoperano per diffondere un clima di panico, provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi limitazioni dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro in intere regioni?

La sproporzione di fronte a quella che secondo il CNR è una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione, l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite.
L’altro fattore, non meno inquietante, è lo stato di paura che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale. Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo.

I poteri dominanti hanno così deciso di abbandonare senza rimpianti le democrazie borghesi, con i loro diritti, i loro parlamenti e le loro costituzioni per sostituirle con nuovi dispositivi di cui al momento possiamo solo intravederne il disegno, non ancora del tutto chiaro nemmeno per coloro che ne stanno tracciando le linee probabilmente . Lo stato di eccezione ci sta accompagnando verso una Grande Trasformazione tramite la sospensione delle garanzie costituzionali. La salute è diventata una nuova religione di cui gli scienziati da talk show sono i profeti.. Quello che nella tradizione delle democrazie era un diritto del cittadino alla salute si rovescia, senza che la gente sembri accorgersene, in una obbligazione giuridico /religiosa che deve essere adempiuta a qualsiasi prezzo. Quando è minacciata la nostra salute, siamo disposti, a quanto pare, a tollerare restrizioni della libertà impensabili.

Ogni volta che sentiamo parlare di seconda ondata del virus, faremmo meglio a ricordarci quanto possa essere devastante quello che Agamben definisce “dispotismo tecnologico-sanitario”Lo abbiamo sperimentato epr qualche mese e non è stato piacevole. Ora i Poteri dominanti hanno assaporatola nuova forma di controllo è facile pensare che coglieranno l’occasione per riutilizzarla. A questo punto serviranno nuove forme di resistenza ma non aspettiamoci che a inventarle siano gli intellettuali italiani. I quali al solito si sono rivelati i più entusiasti coriferi del regime

venerdì 17 gennaio 2020

21 lezioni per il XXI secolo




La prima parte di 21 lezioni per il XXI secolo è dedicata alla sfida tecnologica. In questa parte, Harari include quattro lezioni, relative all’attuale crisi dei valori liberali e ai problemi legati alle nuove tecnologie. Le lezioni sono le seguenti:
Delusione. La narrazione liberale prevalse su quella del fascismo e del comunismo. Ma la libertà e la lotta per ottenerla hanno gradualmente perso valore. Oggi c’è più scetticismo e le narrazioni semplici hanno maggior successo.
Lavoro. L’intelligenza artificiale sta sostituendo gli esseri umani e in futuro molte professioni e mestieri scompariranno. Emergerà, pertanto, una “classe inutile”: persone incapaci di produrre in questo nuovo contesto.
Libertà. I big data ci osservano di continuo e non ne siamo consapevoli; abbiamo trasferito essi il potere di prendere decisioni in nostra vece. Si rischia, pertanto, di spalancare le porte a una dittatura digitale.
Uguaglianza. Chi possiede i dati possiede anche il futuro. Il potere è nelle mani di grandi società tecnologiche, che in futuro potrebbero gestire il mondo a loro piacimento.
La sfida politica
Il secondo blocco di 21 lezioni per il XXI secolo tratta della sfida politica. Tale blocco è suddiviso nelle seguenti sezioni:
Comunità. Pur continuando ad avere un corpo, le comunità virtuali si diffondono sempre di più.
Civilizzazione. Attualmente la maggior parte del mondo costituisce un’unica civiltà. Le differenze sono sempre più sfumate.
Nazionalismo. Buona parte dei problemi attuali sono globali, non nazionali.
Religione. Le religioni continuano a svolgere un ruolo importante, in quanto agglomerati di finzioni condivise.
Immigrazione. L’immigrazione ha successo quando l’immigrato abbandona la propria cultura d’origine. Ci si sta spostando dal razzismo al “culturismo”.
Disperazione e speranza secondo Yuval Noah Harari
In questa sezione, Harari afferma che l’umanità può rimanere a galla, purché mantenga la calma ed eviti le paure irrazionali. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario consolidare i valori laici in virtù del loro potere razionale. Le lezioni in questo caso sono:
Terrorismo. Il terrorismo è sovradimensionato. Non facciamoci prendere dal panico.
Guerra. Il bellicismo sta guadagnando terreno e la stupidità umana non dovrebbe mai essere sottovalutata.
Umiltà. Ogni persona e ogni cultura deve capire di non essere il centro del mondo.
Dio. Essere credenti non è sinonimo di essere etici.
Laicità. Sono più affidabili quelli che accettano la propria ignoranza di chiunque si proclami portatore di verità.
La verità
In questa sezione, Harari parla dell’importanza di combattere i pregiudizi e di trovare fonti affidabili su cui formare i propri criteri. Questo blocco include quattro lezioni:
Ignoranza. Sapete meno di ciò che la valanga di informazioni vi fa credere.
Giustizia. La giustizia non si basa su valori astratti, ma su una ragionevole valutazione delle cause e degli effetti che hanno le decisioni e i comportamenti.
Post-verità. La verità e il potere viaggiano insieme solo per un tratto. Prima o poi il potere dovrà costruire delle finzioni.
Fantascienza. Il libro Il mondo nuovo è il più profetico che sia mai stato scritto.

La resilienza in 21 lezioni per il XXI secolo
L’ultima sezione di 21 lezioni per il XXI secolo è incentrata sull’importanza di riconoscere che le narrazioni tradizionali non sono più in grado di spiegare il mondo, e allo stesso tempo non ne sono emerse di nuove. Di fronte a tale problema, sono tre le lezioni da prendere in considerazione:
Istruzione. L’obiettivo dell’educazione non è più quello di acquisire informazioni, ma di sviluppare la capacità di darle un senso.
Significato. La vita non è un racconto ed è importante imparare a distinguere tra finzione e realtà.
Meditazione. La possibilità di scegliere esiste ancora, ma probabilmente si perderà. Riflettiamo su ciò.
Come potete vedere, quest’opera propone riflessioni per le quali non esistono risposte chiuse. Si riferisce, di fatto, ai punti salienti dell’attualità, sui quali vale la pena di soffermarsi a pensare.


venerdì 10 gennaio 2020

Influenza Invisibile Jonah Berger



In questo libro Jonah Berger esplora il potere, sottile e segreto, dei fattori che influenzano il nostro comportamento, dai prodotti che compriamo al lavoro che scegliamo. Pensiamo a una scelta che abbiamo compiuto di recente, qualunque scelta. Dove mangiare a pranzo oppure quale candidato politico appoggiare. Perché alla fine abbiamo preferito quell'alternativa? Sembra una domanda semplice. Possono venirci in mente diverse ragioni, ma in generale punteranno tutte nella stessa direzione: noi. I nostri gusti, le nostre preferenze individuali. Le cose che ci piacciono e quelle che non ci piacciono. Che siano i nostri pensieri e le nostre opinioni personali a determinare le nostre scelte sembra un'idea così ovvia che non vale neppure la pena menzionarla. Di fatto, però, è sbagliata. Senza che ce ne rendiamo conto, gli altri hanno un'influenza enorme su tutto ciò che facciamo. Votiamo se gli altri votano e corriamo più veloci quando qualcun altro si allena sul tapis roulant dì fianco al nostro. Ma l'influenza sociale non ci conduce soltanto a fare le stesse cose degli altri. A volte ci porta a fare l'esatto opposto. Se nostro fratello maggiore è il figlio intelligente, allora noi diventiamo quello simpatico. Evitiamo di suonare il clacson in mezzo al traffico perché non vogliamo essere "uno di quelli". Ma quand'è che imitiamo gli altri, e quando invece evitiamo di fare quello che stanno facendo? Quando i nostri pari ci motivano a lavorare più duramente, e quando invece ci spingono a mollare? E che cosa significa tutto questo in relazione alla felicità, alla salute e al successo, nella vita privata così come in quella professionale? Questo libro ci svela perché gli altri ci portano a scegliere la stessa assicurazione sanitaria, ma un antipasto diverso al ristorante; perché ci fanno correre meglio, ma parcheggiare peggio; e che cosa possono insegnarci gli scarafaggi sulla scienza della motivazione.

mercoledì 29 agosto 2018

Il Mondo Nuovo

Un grande romanzo distopico e visionario. Scritto nel 1932 anticipa temi come: l'eugenetica, il controllo mentale, la massificazione usati per creare un nuovo modello di società utopica quanto alienante. "Ritorno al mondo nuovo" è una raccolta di saggi che evidenziano come molte delle sue catastrofiche previsioni si sono avverate molto presto.

Scritto nel 1932, "Il mondo nuovo" è un romanzo dall'inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. Al romanzo seguono la prefazione all'edizione 1946 del "Mondo nuovo" e la raccolta di saggi "Ritorno al mondo nuovo" (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del novecento. Con una nota di Alessandro Maurini.

«A differenza di altri romanzieri della tradizione distopica, così ricorrente nella cultura britannica, Huxley si schiera con coloro che all'era industriale rimproverano non tanto la disumanità, quanto la decadenza dei costumi»

Il profilo dell'autore
Apprezzati dalla quasi totalità della critica anglosassone, i romanzi di Aldous Huxley sono stati spesso e sono ancora oggetto di studi filosofici sul pensiero politico-sociale e le anticipazioni fantascientifiche, oltre che oggetto di studi comparati con Evgenij Zamjatin, George Orwell ed Anthony Burgess.


A 16 anni s'iscrive alla Public School di Eton con l'intenzione di diventare medico ma, appena iniziati gli studi, contrae una grave forma di cheratite e, nel giro di pochi mesi perde quasi completamente la vista. Riesce comunque ugualmente a portare a termine gli studi imparando il braille tuttavia il sogno di una brillante carriera scientifica svanisce per sempre. A vent'anni, grazie all'uso di una lente d'ingrandimento, riesce a recuperare l'uso di un occhio e può così iscriversi al Balliol College di Oxford, dove, nel 1915, si laurea in Letteratura Inglese e Filologia.

Il successo di Brave New World, così come il dibattito che si era intanto sviluppato attorno alle tesi discusse nel libro, spingono lo scrittore a pubblicare, nel 1959, la raccolta di 12 saggi Brave New World Revisited, con cui riesamina le sue profezie alla luce degli avvenimenti di quegli anni. I pilastri ideologici che facevano da sfondo al fortunato romanzo vengono qui ripresi ed analizzati singolarmente per dimostrare che, in più di un caso, fanno già parte, inavvertiti, della realtà presente.

Nel 1960 gli viene diagnosticato un cancro alla lingua e la sua vista riprende a peggiorare. Muore ad Hollywood il 22 novembre 1963, nel giorno dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Sul suo letto di morte, incapace di parlare, aveva chiesto alla moglie per iscritto di ricevere un'iniezione intramuscolare di 100 microgrammi di LSD, accompagnando la sua ultima ora con la lettura di passi del "Libro tibetano dei morti".

venerdì 13 aprile 2018

L'Esperienza Psichedelica



Un esperienza psichedelica è un viaggio in nuovi reami della coscienza. Lo scopo ed il contenuto della esperienza sono illimitati ma le sue rappresentazioni caratteristiche sono la tascendenza dei concetti verbali, delle dimensioni spazio – tempo e dell’ego o identità. Queste esperienze di coscienza espansa possono avvenire in una varietà di modi: privazione sensoriale, esercizi di yoga, discipline di meditazione, estasi mistiche religiose o estetiche oppure spontaneamente.
Più recentemente esse sono divenute disponibili a chiunque attraverso l’ingestione di certe sostanze psichedeliche come LSD, psilocibina, mescalina ed altre. Neli Stati Uniti le droghe psichedeliche sono classificate droghe sperimentali. Cioè esse non sono disponibili in base a prescrizione ma solamente per investigatori qualificati. La Federal and Drug Administration ha definito come investigatori qualificati, quelli psichiatri che lavorano in una struttura ospedaliera di cure mentali .
Naturalmente una dose di droga non produce l’ esperienza trascendente. Essa agisce come una chiave chimica – apre la mente, libera il sistema nervoso dalle sue strutture e modelli ordinari.
La natura dipende quasi completamente dalla quantità e dalla disposizione. La disposizione denota la preparazione dell’individuo , inclusa la sua struttura di personalità e il suo umore del momento. Poi c’è l’ambientazione fisica, il tempo, l’atmosfera della stanza, le sensazioni sociali delle persone presenti, l’un verso l’altro e culturali i prevalenti punti di vista riguardo a ciò che è reale. E’ per questa ragione che i manuali e libri guida sono necessari . Il loro scopo è di abilitare una persona a capire le nuove realtà della coscienza espansa e servire come mappe per i nuovi territori interiori che la scienza moderna ha reso accessibili……………………………

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martedì 22 agosto 2017

RELIGIONI GIOCHI VIRTUALI



UN FUTURO VIRTUALE
Un affascinante riflessione di Yuval Noah Harari sul The Guardian, Regno Unito, sulla Religione

Mano a mano che l'intelligenza artificiale si svilupperà prenderà il posto dell'uomo nel mondo del lavoro e molti mestieri potrebbero sparire nel volgere di qualche anno. Probabilmente nasceranno nuove professioni ma questi lavori richiederanno competenza, molta creatività e flessibilità e non è detto che un tassista disoccupato o un agente assicurativo saranno in grado di reinventarsi come " designer di mondi virtuali". e anche se riuscissero......

CONTINUA DA QUI
in qualche modo a riciclarsi, la velocità del progresso è tale che nel giro di altri 10 anni dovranno reinventarsi un altro lavoro. Il problema fondamentale non è creare nuovi mestieri ma nuovi mestieri che gli esseri umani siamo in grado di fare meglio degli algoritmi. Di conseguenza entro il 2050 emergerà una nuova classe di persone: la classe inutile. Persone non solo disoccupate ma inoccupabili.
A questo punto il vero problema sarà come tenere le masse occupate ed appagate.
Una risposta potrebbe essere " giocherà ai videogiochi ".
Le persone economicamente superflue trascorreranno sempre più tempo all'interno di mondi virtuali tridimensionali capaci di dargli molte più emozioni, molto più coinvolgenti di quello che sarà il loro
"mondo reale".
Se ci pensiamo bene è una soluzione antichissima. da migliaia di anni miliardi di persone trovano un significato nei giochi di realtà virtuale, che in passato si chiamavano "religioni".
Cos'altro è la religione se non una grande partita virtuale giocata da milioni di persone ?
L'Islam e il cristianesimo s'inventano una serie di "leggi" immaginarie come non mangiare carne di maiale, ripetere le stesse preghiere un numero prestabilito di volte al giorno, non fare sesso con persone del vostro sesso e così via.
Queste leggi esistono solo nell'immaginazione dell'uomo.Nessuna legge naturale impone la ripetizione di formule magiche ne proibisce l'omosessualità. I mussulmani e di cristiani passano l avita cercando di guadagnare punti al loro gioco di realtà virtuale preferito. se alla fine della vita il giocatore ha totalizzato abbastanza punti, dopo la morte passa al livello successivo, il paradiso.
Come ci mostrano le religioni, la realtà virtuale non ha bisogno di essere chiusa in una scatola. Anzi, può essere sovrapposta alla realtà materiale. In passato questo è avvenuto grazie alla immaginazione dei testi sacri, nel ventunesimo secolo può essere fatto con gli smartphone.
Nel 2050 le persone probabilmente conosceranno giochi virtuali ancora più profondi e creeranno mondi virtuali ancora più complessi.
E la verità? La realtà ?
Vogliamo davvero vivere in un mondo in cui miliardi si persone sono immerse nelle loro fantasie, inseguendo falsi obiettivi e obbedendo a leggi immaginarie? Bé, che ci piaccia o no è il mondo in cui viviamo da migliaia di anni.

Yuval Noah Harari insegna Storia all'Università ebraica di Gesuralemme. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Homo deus. Breve storia del futuro (Bompiani 2017)

mercoledì 7 giugno 2017

Solo bagaglio a mano

Solo ottantasette pagine. Il perchè è nel libro: solo bagaglio a mano. Da intendere come "fare a meno di ciò che non serve".
Quando si scrive, evidentemente quando si viaggia, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.
In conclusione ? Più lasciamo andare il superfluo, più procediamo con i "senza", scrive, e più siamo leggeri e liberi accogliamo il nuovo, l'avventura.
Perdere diventa una ricchezza.
Da pensarci la prossima volta che si parte per qualsiasi destinazione e si prepara la valigia.

di Gabriele Romagnoli
Feltrinelli editore

domenica 21 maggio 2017

Le menzogne del WEB

Charles Seife è un giornalista scientifico statunitense bravo a spiegare fenomeni complicati.
Questo suo ultimo libro è qualche cosa di più di un divertente antologia di bufale della rete , perché illumina alcuni aspetti di un passaggio che negli ultimi decenni ha cambiato il modo di interagire con il mondo: dalla informazione stampata a quella digitale.
L'aspetto più conosciuto  è che  i nuovi mezzi di informazione hanno favorito la comparsa di entità false - notizie ma anche persone e cosietà commerciali - che ancora tendiamo, di prima impressione, a considerare vere, ma ch enon lo sono.
Il cambiamento più rilevante, tuttavia è stato di natura economica: da merce rara e costosa l'informazione è diventata una merce producibile a bassi costi e gratuita , con due conseguenze.
la prima riguarda i fruitori: la moltiplicazione di informazioni scadenti o copiate o false crea un " rumore di fondo" che, coprendo le informazioni originali e di buona qualità, rende difficile trovare ciò che si vuole.
La seconda riguarda i produttori di informazioni che non potendola più vendere cercano altri sistemi per guadagnarci: non solo pubblicità, ma truffe ai lettori e sistemi per aumentare i contatti al proprio sito ( giochini che creano dipendenza o titoli fatti apposta per essere indicizzati dai motori di ricerca) e contribuiscono all'aumento di quel rumore. Bisogna imparare a distinguerlo, e questo libro aiuta a farlo
Giuliano Milani



domenica 23 ottobre 2016

L'uomo ad una dimensione - Marcuse



Herbert Marcuse 1898/1979
filosofo, sociologo e politologo tedesco naturalizzato statunitense














Herbert Marcuse divenne il punto di riferimento teorico del movimento studentesco americano e fu il filosofo che maggiormente influenzò il ‘68 in tutto il mondo. Il primo moto di ribellione si ebbe nel 1964 a Berkeley, in California, dove aveva insegnato. Proprio in quell’anno aveva pubblicato "L’uomo a una dimensione"
Precorrendo i tempi Marcuse in questo saggio sociologico denunciava la società tecnologica come superficiale e conformista, caratterizzata dalla tendenza alla manipolazione dei bisogni degli individui, ammonendo che avrebbe imprigionato le persone in vite dozzinali da cui il pensiero creativo sarebbe stato bandito. 
L’incremento dei mezzi di comunicazione si accompagna a una sempre minore varietà di idee, gli uomini appaiono ‘a una dimensione’ in quanto omogenei nei comportamenti e nei modi di pensare. Marcuse fu tra i primi marxisti a cessare di credere nel sistema sovietico, ma vedeva una condizione di ‘non libertà’ anche in Occidente e suggeriva spesso che l’unica via alla vera libertà fosse la rivoluzione.

Dal libro

La civiltà industriale contemporanea mostra di avere raggiunto lo stadio in cui la libera società non può più essere definita adeguatamente nei termini tradizionali delle libertà economiche, politiche ed intellettuali; non perché queste libertà siano diventate insignificanti, ma perché hanno un significato troppo ricco per confinarlo entro le forme tradizionali. Occorrono nuovi modi di realizzazione, tali da corrispondere alle nuove capacità della società.
Codesti nuovi modi possono essere visti solo in termini negativi poiché equivarrebbero alla negazione dei modi che ora prevalgono. In tal senso, libertà economica significherebbe libertà dalla economia, libertà dal controllo di forze e relazioni economiche; libertà dalla lotta quotidiana per l’esistenza, dal problema di guadagnarsi la vita.
Libertà politica significherebbe liberare gli individui da una politica su cui essi non hanno nessun controllo effettivo.
La libertà intellettuale equivarrebbe alla restaurazione del pensiero individuale, ora assorbito dalla comunicazione e dall’indottrinamento di massa, ed equivarrebbe pure alla abolizione dell’”opinione pubblica” assieme ai suoi prodotti.
Il suono irrealistico che hanno queste proposizioni è indicativo non tanto del loro possibile carattere utopico, quanto dell’ intensità delle forze che impediscono di tradurle in atto.
La forma più efficace e durevole di lotta contro la liberazione è la coltivazione di bisogni materiali e intellettuali che perpetuano forme obsolete di lotta per l’esistenza.

Herbert Marcuse
“L’uomo a una dimensione” 1964

martedì 2 agosto 2016

Kuhn, una rivoluzione in se

Science, Stati Uniti

Il successo della scienza è una conseguenza della struttura generale della indagine scientifica, scrive Science.
A 50 anni dalla pubblicazione di La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, la rivista si chiede perché questo libro sia stato cosi importante.

Pubblicato nel 1962, ha venduto oltre un milione di copie ed è stato tradotto in 16 lingue, traguardi di tutto rispetto per un testo accademico.

Quello che rende il libro di Kuhn una rivoluzione in sé è l’attenzione data a come la scienza funziona e non a come i filosofi pensano che dovrebbe funzionare.

A differenze di quanto affermava Karl Popper, secondo Kuhn non esiste un metodo scientifico universale, in cui si verificano le ipotesi scientifiche con metodi empirici .

Piuttosto, le scienze procedono per paradigmi, la cui caratteristica più importante è la possibilità di generare risultati e previsioni .

Un paradigma viene usato finché è produttivo, malgrado l’accumularsi di eccezioni.

Quando le eccezioni diventano troppe, si può avere una rivoluzione scientifica.

“ i grandi libri sono rari “, scrive il filosofo Ian Hacking nell’ introduzione a una riedizione del libro della University of Chicago press in occasione dell’anniversario, “ e questo lo è.

Leggetelo e vedrete”.


sabato 2 luglio 2016

LA SAGGEZZA DEL DUBBIO Messaggio per l'età dell'angoscia

ALAN W. WATTS (1915 – 1973)

Dice Alan Watts nella sua Prefazione « Mi ha sempre affascinato la legge dello sforzo alla rovescia. La chiamo a volte 'legge d'inversione'. Se cerchi di stare a galla, vai a fondo; se invece cerchi di immergerti, galleggi. Se trattieni il respiro, lo perdi — il che mi richiama subito alla mente un detto antico e molto trascurato: 'Chi vuol salvarsi l'anima la perde'.

Questo libro è un'indagine su questa legge per quanto riguarda la ricerca di sicurezza psicologica che l'uomo persegue e gli sforzi che fa per trovare una certezza spirituale e intellettuale nella religione e nella filosofia. È stato scritto nella convinzione che non vi potrebbe essere un tema più adatto a un'epoca in cui la vita umana sembra particolarmente insicura e incerta. Sostiene che questa insicurezza è proprio il risultato dei nostri tentativi di sentirci sicuri e che, per contro, la salvezza e la salute mentale risiedono nel riconoscimento più radicale che non abbiamo alcun modo di salvarci.

Gli esseri umani sembrano felici solo se hanno un futuro al quale guardare — sia esso lo 'spassarsela' domani o la vita eterna oltre la morte. Per vari motivi alla gente riesce sempre più difficile credere in una vita di questo tipo. D'altra parte il momento dello 'spasso', quando arriva, ha lo svantaggio che è difficile goderne appieno senza la promessa di poterne avere ancora. Se la felicità dipende sempre da qualcosa che si attende per il futuro, inseguiamo un fuoco fatuo che sfugge sempre alla nostra presa sino a quando il futuro, e noi stessi, non svaniremo nell'abisso della morte

C'è una storia cinese su un uomo che si recò da un saggio e gli disse: "Il mio spirito non ha pace. Ti prego di placarmelo". Il saggio rispose: "Tira fuori il tuo spirito (il tuo Io) e mettimelo davanti; lo tranquillizzerò". "Lo vado cercando da molti anni", replicò l'uomo, "ma non riesco a trovarlo". "Ecco dunque", concluse il saggio, "che si è placato!".

Il vero motivo per cui la vita umana può essere così totalmente esasperante e frustrante non è l'esistenza di fatti chiamati morte, dolore, paura o fame. La cosa pazzesca è che, quando questi fatti sono presenti, noi ci giriamo intorno, ci agitiamo, ci dimeniamo, corriamo via, tentando di sottrarre l' 'Io' all'esperienza. Fingiamo d'essere delle amebe e cerchiamo di proteggerci dalla vita dividendoci in due. La salute mentale, l'interezza e l'integrazione risiedono nella comprensione che non siamo divisi, che l'uomo e la sua esperienza presente sono una cosa sola, e che è impossibile trovare un Io o una psiche separati.


Alan Wilson Watts è stato un filosofo inglese.
Nato nel 1915, nel Kent, da una famiglia della middle class, si trasferì negli Stati Uniti nel 1938. Noto per i suoi vasti studi di filosofia orientale (buddhismo Zen, taoismo, induismo), pubblicò nel 1957 The Way of Zen, la sua opera più significativa.
Poco tempo dopo, durante un tour in Europa, ebbe modo di conoscere lo psichiatra e psicanalista Carl Gustav Jung con cui approfondì alcune nuove tesi sulla moderna psicologia. Al suo ritorno negli Stati Uniti fu introdotto all'esperienza psichedelica dal Dr. Oscar Janiger.
La sua esperienza spirituale lo portò alla conversione al buddhismo.
Ebbe modo di insegnare nelle università di Cambridge, Cornell e Hawaii.
Negli ultimi anni della sua vita divenne uno dei punti di riferimento per tutta l'area della controcultura.
Watts morì di scompenso cardiaco all'età di 58 anni dopo un faticoso tour di seminari.

sabato 25 giugno 2016

Gli antichi insegnamenti dei nativi d'America


L'autore si ispira agli insegnamenti degli anziani nativi d'America per proporre un percorso di riflessione e cambiamento che coinvolge la vita di tutti gli esseri umani e la salvaguardia del Pianeta. Dalle parole e dagli esempi degli anziani maestri emergono quelle Istruzioni Originarie che, benché siano tra i principi innati, gli esseri umani hanno dimenticato. Manitonquat sostiene, con passione e devozione, la necessità di recuperare e praticare questi insegnamenti per ricostruire un mondo più giusto per tutte le specie che lo abitano. Un libro delicato e penetrante, gioioso e poetico, intriso di un profondo rispetto per l'Universo e per tutte le creature. Manitonquat, chiamato anche Medicine Story, è narratore, poeta e guida spirituale della nazione indiana "Wampanoag".