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giovedì 17 dicembre 2020

Oltre la siepe l'infinito

 


OLTRE LA SIEPE……L’INFINITO.

Visioni di un mondo futuro.

L’importanza  della Spiritualità nella società post-Covid

Introduzione al tema.

La realtà futura rischia di essere quella  trasmessa attraverso schermi di Tv, smartphone o di chissà quali altre “innovazioni” che “homus tecnologicus” studierà.

Davanti ai nostri occhi passeranno visioni di una realtà “confezionata” da qualcuno e per i meccanismi della nostra mente che ci governano questa sarà la realtà, sarà possibile? E cosa possiamo fare per sfuggire a questo terribile futuro?

Il mio gatto, come tutti i gatti,  non ha cognizione dei fatti che lo circondano,  vive istintivamente e per questo rimane  indifferente se vede  in tv altri gatti o del cibo, no queste pubblicità sono fatte per noi.  Ma perché queste cose non hanno effetto su di lui? Interpellato un esperto mi ha spiegato che “se una cosa non ha odore o non miagola, per loro non esiste”.



Ma allora perché per noi, se vediamo immagini di cuccioli o di cibo anche se non sentiamo il profumo o non miagolano ci viene l’acquolina in bocca o ci inteneriamo? Quali sono i meccanismi che si mettono in moto?

Il gatto e gli animali in genere, si relazionano con il mondo attraverso “la contemporaneità dei loro sensi”, se manca qualche cosa allora per loro è incompleta e quindi priva di interesse. Per noi non è così perché andiamo oltre e la mente ricrea l’illusione di ciò che manca.

Anche noi ci relazioniamo con il mondo attraverso i sensi ma non nella loro contemporaneità, a pensarci bene proprio la vista è quello emotivamente meno coinvolgente perché ciò che “vediamo” è solo l’interpretazione che ne dà il nostro cervello – una sorta di simulazione interna della realtà esteriore . Per capire questo meccanismo proviamo a fare un facile esperimento, chiudiamo gli occhi e odoriamo un profumo, ecco che con il pensiero “vedremo” ciò che quel odore risveglia in noi. Oppure il tatto che ci regala fremiti soprattutto chiudendo gli occhi. E già, i sensi ci fanno una visione del mondo “costruita” dal nostro cervello.

Ma se tutto fosse sostituito da una “realtà virtuale” oppure da una “realtà potenziata” cosa mai succederebbe ?

Il tema è più rilevante di quanto a primo approccio possa sembrare ed è un tema quanto mai attuale in questa situazione di distanziamento sociale. L’uomo è un “animale” sociale, ha bisogno dei suoi simili, ha bisogno del contatto umano e non solo, ha bisogno del contatto con l’aria, la pioggia, il bosco, il suolo, i rumori, la vita insomma, ma quella vera.

Privato di tutto questo potrebbe entrare in un processo di disumanizzazione e poi proviamo a chiederci che essere umano sarà, quale mondo e quale società si verranno a creare. Questo scenario è affrontato e discusso da molti sociologi ed esperti da parte nostra cercheremo di capire cosa possiamo fare e come per evitare che questo accada.

mercoledì 18 settembre 2019

UTILI IDIOTI



Chi ci dà in pasto slogan, frasi fatte, chi ci martella con la propaganda più feroce, non solo ci vuole ingannare e manipolare ma, fondamentalmente, ci disprezza, considerandoci "Utili idioti".

"La...costruzione di partiti, movimenti, gruppi o organizzazioni di tipo diverso in cui radunare degli «utili idioti» che si agitino, creando situazioni e stati d’animo senz’altro artificiosi...

Non importa neppure che gli «utili idioti» credano nelle idee a cui giovano…. Possono svolgere la loro funzione per fede, oppure per una qualche convenienza, specificatamente per danaro, o per idiozia pura e semplice. In quest’ultimo caso rientrano anche coloro che sono «utili idioti» senza saperlo, divenuti cioè uomini arma inconsci. A chi muove i fili … basta che si agitino secondo il piano generale (che nella massima parte dei casi non conoscono).

La propaganda non deve basarsi sul ragionamento ma deve colpire attraverso elementi irrazionali, inconsci. Da qui la necessità di preferire al ragionamento, lo slogan, il simbolo, qualcosa che evochi concetti ed esigenze elementari strettamente connesse alla natura dell’uomo o del gruppo interessato…. Tutte le altre elucubrazioni più o meno intellettualistiche non hanno importanza, perché la massa le dimentica ancora prima di averle apprese, come tutte le cose troppo logiche o troppo difficili.. "(1).

1. Guido Giannettini, Tecniche della guerra rivoluzionaria, Roma, I gialli politici, 1965, pp. 52-53.



domenica 22 ottobre 2017

METTIAMO GLI OCCHIALI


Un senato virtuale incombe sul mondo. Nessun popolo lo ha eletto, non vi è stata alcuna votazione democratica in alcun parlamento.

Si tratta unicamente i un consesso di oligarchi che si sono autonominati in base al censo ed alla classe sociale. E’ composto da membri privilegiati dell’elite affaristico-finanziaria americana ed occidentale, e nella propria “costituzione” contempla solo due articoli. Il primo dice” la nostra è una società fondata sul profitto” e il secondo, preso a prestito dalla fattoria degli animali di Orwell “ tutti gli uomini sono uguali , ma i ricchi sono più uguali degli altri”.

Per Noam Komsky, uno dei più eminenti intellettuali e linguisti contemporanei, docente del prestigioso MIT Massachusetts Institute of Technology di Boston, su questi due semplici assiomi si regge il neoliberismo economico che, in nome della globalizzazione dei mercati, aspira a trasformare il mondo in una immensa fabbrica di profitti a beneficio di una ristretta cerchia di eletti.

In un film del regista John Carpenter "Essi vivono". Il protagonista, un disoccupato in un'America del futuro lacerata da devastanti conflitti sociali, trova per caso un paio di occhiali magici che gli permettono , con suo grande stupore, di scoprire la realtà vera, dominata da messaggi subliminali del tipo "Compra! Consuma! Obbedisci!" e di opporsi a una invasione di alieni dalle apparenti fattezze umane che, attraverso la conquista del potere politico ed economico, intendono dominare il mondo sfruttando il resto dell'umanità povera ed emarginata.

Alieni a parte, dalla celluloide alla realtà il passo sembra breve se, come invita a fare Chomsky, consideriamo il crescente divario economico tra Sud e Nord del mondo,l’impoverimento di larghi strati della popolazione nei paesi ricchi, con un conseguente aumento della violenza e della criminalità dovuto alla disintegrazione del tessuto sociale e la minaccia ecologica rappresentata dallo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente e delle risorse naturali.

Forte di questa consapevolezza, Chomsky ci offre la possibilità di indossare gli stessi occhiali “magici” per rivelare gli inganni e le menzogne perpetrati quotidianamente dai media, dai grandi conglomerati finanziari, da governi apparentemente democratici ma in realtà dominati dalle politiche economiche delle classi privilegiate e dalle corporation.

L’obiettivo di questo sistema appare chiaro: attraverso la tanto acclamata interattività dei mezzi di comunicazione, comprese le nuove autostrade informatiche, bisogna garantire alla gente l’illusione di avere una parte nei processi decisionali della società, mentre in realtà si mira a creare una massa di docili e disciplinati consumatori, di spettatori della politica, relegati a un ruolo sempre più passivo.

In sostanza ciò che vien chiamato capitalismo si è trasformato in un sistema di mercantilismo corporativo, le leggi di mercato valgono per i poveri, i ricchi seguono le loro, con grandi e incalcolabili tirannie private, strutturate come i peggiori sistemi totalitari della storia, che esercitano un vasto controllo sull’economia, il sistema di governo, la vita sociale e culturale e che operano in cooperazione con potenti stati che intervengono massicciamente nell’economia domestica e nella società internazionale.

E’ dunque in questa ottica che il Senato virtuale dei ricchi oligarchi, nato con la liberalizzazione finanziaria, caldeggia l’introduzione di riforme spacciate come “sane ricette per una buona economia” che si traducono in precarietà, assenza di ogni forma di tutela per i lavoratori e piena libertà di licenziare.

venerdì 9 giugno 2017

Sapere per Essere



Tutti siamo consapevoli che "sapere" serve ad “essere” consapevoli e preparati nel fare le cose nel modo giusto, diversamente si perde solo tempo, si fanno male o peggio, in modo dannoso.
Oggi la superficialità è diventata un sistema di vita. La causa non è "la nostra cattiva volontà" ma la tecnologia che ci mette "a portata di mano" la possibilità di accedere al “sapere globale" e quindi il "tanto lo posso andare a vedere quando voglio" diventa l' alibi per non farlo mai e continuare a saltellare da un palo su una frasca, capendo fischio per fiasco.
Sappiamo bene che dovremmo essere “l'oggetto della nostra attenzione” ma la nostra attenzione ci viene “rubata” da una infinità di banalità. Ma a cosa e come dovremmo veramente dedicare la nostra attenzione? Tralasciando termini "olistici" oramai logori e banalizzati dal troppo uso, parlerò di ciò che  in psicologia viene definito “Autorealizzazione”. Il non realizzarsi ha come conseguenza la Nevrosi a vari livelli e gli effetti sono lì,  tutti i giorni, davanti ai nostri occhi. Ma anche noi stessi non pensiamo di esserne immuni, la nevrosi è quel "rumore di fondo" conseguenza del vivere in modo "automatico", quel sottile senso di  depressione  causato della sensazione di essere impotenti di spezzare il circolo vizioso che è diventata la nostra vita.
In Natura la mediocrità non esiste, tutto ciò che di essa è manifesto, è spettacolare e splendido,  sia una  montagna o un minuscolo insetto. In entrambe essi vi è la splendida complessità e perfezione della natura, come in una ologramma in cui anche il più piccolo frammento conserva tutte le caratteristiche dell’intero.
Solo a noi, che abbiamo la facoltà di essere artefici della nostra miseria o del nostro splendore, scegliamo la mediocrità.
Realizzarsi è quindi importante per vivere una vita significativa.
La persona realizzata è dunque una persona sana perché soddisfatta della sua vita, grata e gratificata da ciò che può fare. E’ contenta di ciò che ha e non è avvelenata dal pensiero di ciò che non possiede. Non è perfetta ma si accetta per ciò che è. E’ una persona che ama e si fa amare. E’ una persona che accoglie, che vede la bellezza che la circonda. E’ una persona  in comunione con il mondo, ma autonoma nel pensiero e nell’azione, capace di vivere in modo creativo. Un individuo realizzato è una persona compiuta ed appagata perché è riuscita ad accettare i suoi bisogni, ha sfruttato la motivazione che sentiva e si è avviata verso la strada della realizzazione personale, per dar vita al meraviglioso e irripetibile progetto di se stessa.
E’ quindi tua la scelta, noi con le nostre iniziative possiamo essere solo una opportunità,  cercare di avvicinarti alle cose che contano per il miglioramento della tua qualità del fare e dell’essere, dare strumenti concreti sul come lavorare sulla propria autorealizzazione, poi è tua la responsabilità di rimanere mediocre oppure vivere la vita con uno scopo.
Concludo con una frase di uno dei padri della psicologia Umanistica e Transpersonale lo psicologo A. Maslow “ Non si può scegliere saggiamente un modo di vivere, se non si ha il coraggio di ascoltare se stessi il proprio sé, in ogni istante della esistenza”

venerdì 30 dicembre 2016

Bisogno e Motivazione

Parto con un esempio intuitivo, se abbiamo fame, vuol dire che abbiamo una mancanza di cibo, quindi il bisogno di mangiare. Questo bisogno che etichettiamo come fame,languire, voglia e così via, ci spinge a ricercare nutrimento e quindi ad uscire per la spesa, attivarci per cucinare, oppure ordinare una pizza a domicilio.

E ancora, quando sentiamo freddo, percepiamo il bisogno di scaldarci e questo ci motiva fortemente a coprirci, serrare porte e finestre, accendere il riscaldamento di casa.

Quando si parla di BISOGNI primari o meglio essenziali per la sopravvivenza, beh tutto è semplice e condiviso dalle persone di tutto il mondo.

Ma molti bisogni, desideri, motivazioni della vita di tutti i giorni non hanno una base fisica, corporea così chiara e identificabile come sono i morsi della fame o del freddo, se ci pensiamo su un attimo risulta difficile spiegare i bisogni di amore, oppure di compimento delle nostre aspirazioni, di amicizia, di sicurezza, di salute, di rispetto e così via e quindi c’è un ordine di importanza? E a cosa porta la soddisfazione dei vari tipi di bisogni ?

Nota è la piramide dei bisogni di Maslow, psicologo fondatore della psicologia umanistica e transpersonale ( uffa i soliti paroloni complicati direte voi ma basta che scriviate i termini su google et voilà l’ignoto diventa esplicato, bastano pochi secondi) e cosa sintetizza questa piramide? Una scala di valori ascendente raggruppati in 5 famiglie, da quelli fisiologici a quelli di sicurezza, di affetto amore appartenenza, di stima, di autorealizzazione.

La sovrapposizione delle diverse tipologie dei bisogni sta ad indicare proprio l’ordine con cui vengono da noi percepiti e, di conseguenza, anche soddisfatti. Ciò che emerge è una gradualità e un ordine di importanza dei bisogni che muta in conseguenza del cambiamento delle condizioni di vita dell’individuo: appena quest’ultimo riesce ad appagare un bisogno che sente prepotentemente dentro di se, subito percepisce il nascere di altre motivazioni che acquisiscono un’importanza e una priorità che prima non possedevano.

E così Maslow sembra suggerire che l’uomo avverte preliminarmente necessità di nutrirsi, dissetarsi, proteggersi dal freddo e dai pericoli con una casa, una volta soddisfatti nasce il bisogno di creare relazioni significative con i suoi con specifici, di sentirsi stimato e parte di una comunità, successivamente avrà il desiderio di nutrire sempre di più il senso di autostima e amor proprio, infine ambirà ad una piena soddisfazione e autentica realizzazione della propria identità e del proprio destino, autorealizzandosi.

Nella vita di tutti i giorni è esperienza comune a tutti imbattersi in bisogni e desideri diversi a seconda delle differenti persone incontrate. La vita di ognuno è, infatti, spinta da numerose motivazioni ed altrettante necessità: C’è chi ritiene che la cura del corpo sia la cosa più importante, chi sente il bisogno di una vita attiva e dinamica, chi fa della cultura la ragione della propria esistenza, chi trova soddisfazione nella moda, chi nel cibo oppure nell’impegno politico. La lista potrebbe essere pressoché infinita. Questi però non sono bisogni essenziali per poter vivere e autorealizzarsi, bere un bicchiere di vino piuttosto che un altro non va a pregiudicare la sopravvivenza in quanto tale come indossare indumenti di una marca invece che di un'altra non è fondamentale per riuscire a proteggersi e a scaldarsi. Tali desideri e mancanze non sono bisogni di base ma piuttosto necessità legate a gusti personali e, spesso, introiettate dalla società e dall’ambiente in cui viviamo, una situazione paradigmatica è quella dell’adolescente che si dispera se non riesce a farsi regalare il cellulare del momento. Questo accessorio non è sicuramente vitale per la sua esistenza, tuttavia è ritenuto irrinunciabile perché tutti i suoi amici ce l’hanno e la sua mancanza gli trasmette vissuti di esclusione e insoddisfazione. Lui sente di avere assolutamente bisogno di quel determinato modello di cellulare per tutelare la stima in se stesso. Lo stesso ragionamento vale per moltissimi altri oggetti. Appare evidente come tutto ciò non sia necessario per l’esistenza, ma l’ambiente in cui vive, con i suoi riti e i suoi miti, gli ha trasmesso l’idea che quel determinato oggetto rappresenta qualche cosa di irrinunciabile. Altri contesti ed altre situazioni detterebbero leggi diverse come ad esempio nel contesto di un paese in via di sviluppo, non sarebbe certo un cellulare a essere considerato fondamentale per l’esistenza.

mercoledì 6 luglio 2016

Priorità

E si, la vita ci impone delle priorità.

L'offerta di "opportunità" nella nostra società "consumistica" è infinita, tutta la confusione in cui versa la maggior parte delle persone è proprio causata da queste semplici ragioni.

Non potendo disporre di un tempo infinito e di risorse economiche infinite ( eh si, qualsiasi cosa si tratta di scegliere costa ) la gente deve scegliere in base alle priorità personali.

Già questo, per quanto denaro e tempo tu possa disporre, implica rinuncia, ma non solo, ciò a cui dovrai rinunciare sarà sempre enormemente più grande di quello che puoi permetterti.

Questo implica confusione ed insoddisfazione permanenti che hanno come conseguenza "un ordine di priorità COMPULSIVO", cioè "non dettato da quelle che sono delle vere priorità importanti per la tua esistenza", ma solo da ciò che altri "dicono" a te cosa sia importante.

Senza tirare in ballo sociologi o filosofi come Abraham Maslow e la sua scala dei bisogni umani e ne tanto meno Sir Bertrand Russel con la sua ricerca della felicità, possiamo certamente trarre delle conclusioni che abbiano un nesso con quello che facciamo come associazione e quello che dovrebbe e speriamo essere, il 10 luglio ed il nesso è:

LA GENTE HA SEMPRE QUALCHE ALTRA COSA DI IMPORTANTE DA FARE indipendentemente da una ponderata SCALA DI PRIORITA' per la propria esistenza.

Se ci pensi è diventato IMPORTANTE non quello che LO E' ma quello che IN QUEL MOMENTO lo è.

Visto che i "momenti" , cioè le circostanze e gli stili di vita, volutamente mutano continuamente ( già a desso ci sono nei negozi le proposte di abbigliamento per il prossimo autunno inverno ) la scala di priorità delle persone è costantemente instabile.

Ecco perché mi sento dire, " che bella iniziativa, peccato che........."

Lo scopo di giornate come ogni seconda domenica del mese è semplicemente far scoprire quella SCALA DI PRIORITA' personale.

La graduatoria di ciò che viene comunque e sempre prima di ciò che è dopo, solo così potrai, cara amica e caro amico, dare stabilità alla tua esistenza.

Ce l'abbiamo messa tutta per far si che  sia una giornata straordinaria per scoprire la semplicità delle cose che veramente contano. 
Questa volta vieni e non nasconderti dietro la solita frase " che bello, peccato, purtroppo che......" infondo è sempre e solo una questione di PRIORITA' ed allora cosa è veramente importante per te? Vieni a scoprirlo.

Vi lascio con un pensiero di Confucio
"Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una"






Grazie


Bortone Francesco

domenica 19 giugno 2016

Il senso di essere associati

Al momento abbiamo solo tre iniziative fisse;
la seconda domenica del mese dalle 10 alla sera,
il quarto venerdì di ogni mese, dalle ore 20.00 alle 22,00, per presentare 3 pratiche e tecniche olistiche
ogni tre mesi il Cabaret letterario seriamente divertente.
Tutte le iniziative sono per gli associati, vengono pensate sperando siano di interesse per loro ed in armonia con lo scopo della associazione.
Ma se non interessanti, come è evidente che non lo sono , beh si dovranno cambiare, pensarne di nuove.
Ma se invece lo sono allora perché ad esse gli associati non partecipano?
E’ 1 giorno al mese + 3 ore al mese + 3 ore ogni tre mesi.
Si non mi sembra che si debba rinunciare a tutto quello che si vuole fare, si non mi sembra un impegno grande, ma forse mi sbaglio.
Eppure sarebbe semplice segnarsi tali occasioni sulla propria agenda e tenerle strette al proprio cuore.
Sentire il piacere, il gusto di esserci perché è magari una bella cosa ritrovarsi, passare del tempo insieme a scoprire, parlare, provare, sperimentare, divertirsi….ma la mia visione del mondo non conta, sono solo un illuso.
Come il dare per scontata la condivisione, quel spontaneo desiderio di condividere con chi conosciamo qualche cosa che ci piace, che riteniamo significativo, che riteniamo possa giovare anche ad altri, estendendo così la conoscenza di quello che la associazione fa…ed invece…non è così.
Capisco che le nostre iniziative non sono occasioni per “passare il tempo” o ludiche tipo sagre con bancarelle e l’onnipresente banchetto di wurster, crauti e birra.
Per l’amor del cielo, nulla di male , anzi, ce ne sono talmente tante.
Come sono tante le occasioni “irrinunciabili” come andare al cinema, a qualche spettacolo, a…..quello che volete, ma che a pensarci bene alla fine sono sempre le stesse cose, quelle abitudini che alla fine ci fanno trovare impreparati, passivi al nuovo, al diverso.
E’ sempre stato il mio sogno riuscire a fare spendere alla gente un pò del loro tempo per parlare in modo approfondito di alcune cose che sembrano importanti.
La maggior parte del tempo tutti hanno una tale fretta che non trovano neanche un attimo per parlarne.
La conseguenza è una specie di superficialità quotidiana senza fine, una monotonia che le persone scoprono anni dopo, quando è stroppo tardi per tutto anche per rammaricarsi di tutto il tempo passato in cose di nessuna importanza per la loro esistenza, liquidando alla fine il tutto con una rassegnata alzata di spalle, un fa niente, come se non si trattasse della propria vita.
Il nostro tempo non è infinito, ciascuno di noi non esiste che per un breve intervallo di tempo, e in tale intervallo può esplorare solo una minima parte di ciò che è l’intero universo.
Vivendo in questo mondo sconfinato che può essere ora amichevole ora crudele, gli uomini si pongono una moltitudine di interrogativi . Come possiamo comprendere il mondo in cui ci troviamo? Quale è la natura della realtà? Che origine ha tutto questo? L’universo ha avuto bisogno di un creatore? Perché c’è qualcosa invece di nulla? Perché esistiamo?
La maggior parte delle persone non dedica molto tempo a preoccuparsi di simili questioni, ma quasi tutti di tanto in tanto ci pensiamo.
Viviamo in una epoca di grande confusione e sconvolgimenti sociali, immersi nella turbolenza del progresso tecnologico. Alcuni hanno reagito attaccandosi alle loro credenze religiose come ad una sorta di punto fermo in mezzo a tanti mutamenti, e ciò contribuisce a spiegare in parte l’affermarsi del fondamentalismo, la non accettazione dell’altro, la non accettazione di altre visioni dell’esistenza.
Alcuni sono inclini a vedere dove li porterà la marea del cambiamento. Per questi ultimi, i limiti delle convinzioni personali costituiscono un’ulteriore sfida da affrontare e vincere.
Il pianeta, l’universo e la conoscenza sono assai più grandi di tutti noi. In tale contesto, le nostre lotte e preoccupazioni quotidiane appaiono fondamentalmente effimere e transitorie, per quanto importanti possano sembrarci al momento presente, averne consapevolezza è certamente uno dei primo obiettivi che ognuno di noi dovrebbe porsi nella vita.
Ecco questo è lo scopo che si prefigge quello che vorremmo fare e che facciamo nella associazione e attraverso l’associazione.
Ma non è semplice ne facile in una società dove tutto può essere commercializzato, in una società in cui anche l’appagamento della sete spirituale diventa un bene economico e non si può fare a meno di pensare che spiritualità e trasformazione possano essere acquistati nei seminari del fine settimana o acquistando un libro o mettendosi nella mani di un santone. Santoni, divulgatori, guru, praticanti di channelling, sensitivi, terapisti delle vite anteriori e individui spinti da interesse personale spesso banalizzano idee realmente importanti attirando la derisione del grande pubblico, svilendo temi fondamentali che meritano senza dubbio un trattamento migliore.
L’obiettivo primario di quello che facciamo e che vorremmo fare deve essere quello di fornire autentiche prospettive per una vita sostenibile cercando di dare un senso alla nostra esistenza sulla Terra.

Cosa potrebbe esservi di più importante?

mercoledì 8 giugno 2016

10 Malattie Spiritualmente trasmissibili

10 Malattie Spiritualmente Trasmissibili
di Mariana Caplan


C’è una giungla là fuori e questo è vero per la vita spirituale non meno che per ogni altro aspetto della vita. Crediamo davvero che una persona per il semplice fatto di aver fatto meditazione per cinque anni, o aver fatto 10 anni di pratiche yoga, sarà meno nevrotica di un’altra?
Nel migliore dei casi sarà un pò più consapevole di esserlo. Giusto un pò.
E’ per questo che ho speso gli ultimi 15 anni della mia vita facendo ricerche e scrivendo libri sulla coltivazione del discernimento nel percorso spirituale [...]
Diversi anni fa trascorsi un’estate vivendo e lavorando in Sud Africa.
Appena arrivata dovetti confrontarmi subito con la viscerale realtà di trovarmi nel paese con il più alto tasso di omicidi al mondo, dove lo stupro era la norma e più della metà della popolazione era sieropositiva — uomini, donne, gay e non.
Dopo aver conosciuto centinaia di insegnanti spirituali e migliaia di praticanti attraverso il mio lavoro e i viaggi, sono rimasta colpita dal modo in cui le nostre opinioni spirituali, esperienze e prospettive diventino similmente “infette” da “contaminanti concettuali” — del resto una relazione confusa e immatura con principi spirituali complessi può risultare invisibile e insidiosa quanto una malattia sessualmente trasmissibile.
Le seguenti 10 classificazioni non si intendono come definitive ma sono offerte come uno strumento per rendersi consapevoli di alcune delle più comuni malattie spiritualmente trasmissibili:

1- Spiritualità Fast-Food:
Mescolando la spiritualità con una cultura che celebra la velocità, il multitasking e la gratificazione istintiva il risultato è molto simile ad una Spiritualità Fast Food. E’ un prodotto della fantasia comune e comprensibile secondo cui il sollievo dalla sofferenza della condizione umana può essere veloce e facile. Una cosa è chiara comunque: la trasformazione spirituale non può essere ottenuta con una soluzione tampone.
2- Spiritualità d’imitazione:
E' la tendenza a parlare, vestirsi e comportarsi come immaginiamo farebbe una persona spirituale. E’ un tipo di imitazione spirituale che emula la realizzazione spirituale così come una
fabbrica di pelle di leopardo imita la vera pelle di un leopardo
3- Motivazioni confuse:
Sebbene il nostro desiderio di crescita sia genuino e puro, finisce spesso mischiato con motivazioni minori come il desiderio di essere amati, il desiderio di appartenenza, il bisogno di colmare il nostro vuoto, la credenza che il sentiero spirituale eliminerà la nostra sofferenza e ambizione spirituale, il desiderio di essere speciali, migliori di, essere “gli unici”.
4- Identificazione con le Esperienze Spirituali:
In questa malattia l’ego si identifica con le nostre esperienze spirituali ritenendole “le proprie”, e iniziamo a credere di incarnare intuizioni sorte in noi in certi periodi.
Nella maggior parte dei casi non dura per sempre, sebbene tenda a durare più a lungo per quelli che ritengono di essere illuminati e/o fungono da insegnanti spirituali.
5- L’Ego Spiritualizzato:
Questa patologia si produce quando la struttura della personalità egoica diviene profondamente intrisa di concetti e idee spirituali. il risultato è una struttura egoica “anti-proiettile”. Quando
l’ego diventa spiritualizzato siamo invulnerabili all’aiuto, a nuovi stimoli o a feedback construttivi. Diventiamo esseri umani impenetrabili e bloccati nella crescita spirituale, tutto nel nome della spiritualità.
6- Produzione di Massa di Insegnanti Spirituali:
Ci sono diverse tradizioni spirituali trendy che producono persone convinte di essere ad un livello di illuminazione spirituale, o Maestria, che è ben al di là del loro reale livello. Questa malattia funziona un pò come un nastro trasportatore spirituale: metti su questo bagliore, ottieni questa intuizioni, e — bam! — sei illuminato e pronto ad illuminare altri in modo simile. il problema non è che questi insegnanti insegnino, ma che rappresentino se stessi come maestri spirituali.
7- Orgoglio Spirituale:
nasce quando il praticante, dopo anni di sforzi ha effettivamente raggiunto un certo livello di saggezza e usa questo traguardo per giustificare la chiusura verso un’ulteriore esperienza. Un sentimento di “superiorità spirituale” è un sintomo di questa malattia trasmessa spiritualmente. Si manifesta come una sottile sensazione del fatto che “Io sono migliore, più saggio e al di sopra degli altri perchè sono spirituale”.
8- Mente di Gruppo:
Anche descritta come pensiero-di-gruppo, mentalità cultica o malattia dell’ashram, la mente di gruppo è un virus insidioso che contiene molti elementi della tradizionale co-dipendenza. Un gruppo spirituale sigla in modo inconscio e sottile degli accordi rispetto al modo corretto di pensare, di parlare, vestire e comportarsi. Individui e gruppi contagiati dalla “Mente di Gruppo” rigettano individui, atteggiamenti e circostanze che non si conformano alle regole, spesso non scritte, del gruppo.
9- Il Complesso dei Prescelti:
Il Complesso dei Prescelti non è limitato agli Ebrei. E’ la credenza che “Il nostro gruppo è spiritualmente più evoluto, potente, illuminato e, per farla semplice, migliore di ogni
altro”. C’è un’importante differenza tra il riconoscere di aver trovato il sentiero, l’insegnante o la comunità giusta per se stessi, e l’aver trovato L’Unico sentiero.
10- Il Virus Mortale:
“Sono arrivato”. Questa patologia è così potente da essere terminale e mortale per la nostra evoluzione spirituale. E’ la credenza che “Io sono arrivato” all'obiettivo ultimo del sentiero spirituale. Il nostro progresso termina nel momento in cui questa credenza si cristallizza nella nostra psiche perché appena cominciamo a credere di aver raggiunto la fine del sentiero cessa ogni crescita ulteriore.

Secondo gli insegnamenti di Marc Gafni “L’essenza dell’amore è la percezione, quindi l’essenza dell’amore per se stessi è la percezione di se stessi. Puoi innamorarti soltanto di qualcuno che riesci a vedere chiaramente–incluso te stesso. Amare è avere occhi per vedere. Solo quando guardi te stesso chiaramente puoi cominciare ad amare te stesso”

E’ nello spirito di questo insegnamento che credo che una parte decisiva dell’apprendere il discernimento nel sentiero spirituale sia la scoperta della pervasiva malattia dell’ego e dell’ auto-inganno che sono in tutti noi. Ed è qui che abbiamo bisogno di senso dell’humor e del supporto di veri amici spirituali. Via via che affrontiamo i nostri impedimenti alla crescita spirituale arrivano momenti in cui è facile cadere nella disperazione, nell’auto svalutazione e perdere la nostra fiducia nella Via.
Dobbiamo mantenere la fede, in noi stessi e negli altri, se vogliamo fare una qualche differenza in questo mondo
____

Amatorialmente tradotto in italiano da 10 spiritually transmitted deseases

Fare del bene agli altri ad ogni costo


Quando fare del bene agli altri diventa una ossessione.
Avendo a cuore i valori fondanti della cultura olistica che sono alla base della ricerca dell'Essere, invito tutti a diffidare di tutte quelle persone per le quali "fare del bene agli altri" è una specie di missione ossessiva, di mantra.
Le spiegazioni a questa loro ossessione sono solo due:
o stanno perseguendo la via della santità oppure ...oppure hanno "un secondo fine" .

Se è la santità la loro ispirazione beh! Nulla da dire, ma se parliamo di "un secondo fine" beh allora anche qui ci sono solo due possibilità
la furbizia o un ego devastante, 
non saprei quali dei due sia peggio.
La morale ? 
Occhi aperti, sempre.

mercoledì 1 giugno 2016

La Dispersione

La “Dispersione”.
Un metodo filosoficamente faticoso per buttare via la propria vita.

La dispersione è una delle più intense malattie spirituali di questo secolo, delle più… epidemiche, forse perché favorita da una proliferazione virale di proposte “psico-accattivanti” e di “facility” terapeutiche. Non ci sono vaccini contro tale malattia. Ci sono solo cure e terapie complesse, ostiche, a volte spiacevoli, di cui parlano gli antichi e ormai bistrattati filosofi.
Cosa intendiamo per dispersione?
Semiologicamente il termine è composto di due parti, il separativo dis e il verbo spargere. Spargere a sua volta si attesta sulla radice spher nel senso arcaico di “seminare”.
Disperdere è quindi un “seminare male”.
Ma ciò che viene dis-perso vuol dire che “non si trova più nel posto dove ci saremmo aspettati che fosse”.

I dispersi ci sono nelle guerre, nei terremoti, insomma in quelle situazioni in cui il termine “morti” è troppo forte e si preferisce evitarlo, ma la probabilità della fine è assai elevata.

Succede anche nella matematica o nella statistica quando la dispersione dei dati rende indefinibile o non trattabile il campo di misura.
Notoriamente tale termine, nel tantrismo shivaita, come nel taoismo, come in altre filosofie d’oriente, è riferito allo scorretto uso del seme maschile e, nella cabala come nell’ermetismo occidentali indica qualcosa di assai simile.
E’ evidente che da una cattiva semina dipende un cattivo raccolto o, addirittura, nessun raccolto.
Eppure, in alveo cristiano, siamo spesso devastati sia dai cattivi seminatori come dai cattivi raccoglitori.
E sui cattivi raccolti e meglio lasciar perdere (v. ad esempio in Matteo 13,24-30) .
Il Vecchio e il Nuovo Testamento abbondano nel criticare le infinite modalità di dispersione che conducono alla perdita di energia, alla inconcludenza e, alla fine, al caos.
Si può disperdere ciò che si ha come “talento” personale e naturale, dis-sipando le proprie qualità o le proprie energie (v. ad esempio in Matteo 25,13-30).
Si può disperdere coscientemente ciò che ci è stato donato generosamente, facendone cattivo uso, in quanto non si è consapevoli del suo valore.
Si può disperdere “se stessi”, perché neurologicamente e psichicamente stressati, frammentandosi in modo da sconnettere la propria unitarietà.

Ci si può disperdere in un eccesso di attività eterogenee che impediscono la fissità.
Ma una delle dispersioni peggiori è quella delle parole, probabilmente incluse quelli presenti in queste pagine (v.Sal.140).

La dispersione ha una molteplicità di cause psichiche: dalla instabilità, all’ansia, alla smania di acquisizione e di possesso, alla precipitazione nel fare, senza comprendere cosa si sta realmente facendo, alla vanagloria, che spinge a esibire ciò che si ha e perfino ciò che non si ha, all’incapacità nel dosare le proprie e le altrui risorse, al bisogno di convincere, opponendo una presunzione di giustizia (la nostra) ad una supposizione di ignoranza (quella altrui, ovviamente).

Tutte queste sindromi psichiche sono efficacemente riducibili, secondo Prudenzio (Psicomachia) in una prevalenza del settenario vizioso su quello virtuoso.

Se consideriamo che l’intemperanza assai più dell’accidia (tanto temuta dagli asceti, soprattutto in ambito esicasta) determina oggi le varie forme di dispersione, avremo quanto meno trovato un possibile agente patogeno della malattia su cui stiamo indagando.

La dispersione allontana ovviamente dalla consapevolezza di sé, moltiplica inutilmente gli sforzi ma dona, al “malato”, l’illusione di esercitare una grande attività, di svolgere un gran lavoro e rischia di ubriacare e confondere colui che “si” disperde”, sia attraverso l’autoreferenza che viene generata da questa polluzione nell’agire, che attraverso il plauso più o meno interessato degli occasionali compagni di viaggio.

Questo fenomeno concerne perciò sia l’immenso popolo dei discenti che quello dei docenti, a qualsiasi titolo si vogliano usare tali nomi (è applicabile quindi al popolo, ai politici, ai maestri, agli allievi, ai manager, agli esecutori, ecc.).
La dispersione può ottenere perciò facili (anche se transitori) approvazioni esteriori, come brevi gratificazioni interiori.

E’ un facile e potente generatore di “stress” o di stanchezza.

Però, nulla più della ipercineticità rende il nostro fare “visibile”, il nostro interventismo apprezzabile, il nostro ansioso rincorrere un risultato equivalenti ad una dimostrazione di operatività. Non importa quanto l’azione sia sterile o caparbia, importa il moto.
Forse per questo l’ascetismo ortodosso russo insiste tanto sulla necessità di fermarsi.
E’ evidente che viviamo in un mondo denso di stimoli al correre, al prendere (che sia un fare cerebrale o fisico non ha importanza). E’ altresì evidente che il nostro malessere esistenziale, è una spinta implacabile verso l’accondiscendenza nei confronti di “dispersive” proposte che portino verso un alleviamento transitorio del disagio della nostra ansia da dispersione (più che da prestazione).
L’attenzione che noi riserviamo a questa polluzione caotica di eventi che, in parte ci inseguono e in parte siamo noi stessi ad inseguire, è una caratteristica del nostro malessere e dello sviluppo di una bulimia intellettuale o emotiva, che non riuscendo a fermarsi su nulla, tende ad ingurgitare tutto sperando di saziarsi con la quantità anziché con la qualità.

Ma è anche evidente che questo girovagare, lungi dall’autentico cammino del “cavaliere errante”, lungi da perseguimento di una fissità iniziatica, conduce verso la dispersione indiscriminata dell’energia, verso l’annichilimento della coscienza, frastornata dall’ego che non riuscendo mai a “star bene” con se stesso cerca tutti i modi per “star meglio”… ingurgitando qualcosa d’altro.
Sulle origini del disagio, sulla necessità e reale importanza di una insoddisfazione, che stimoli il procedere verso un obiettivo quantomeno confuso, abbiamo scritto due libretti.
Non esiste, infatti, una indagine, una ricerca, che non parta da una percezione soggettiva d’incompletezza, da una fame verso un tutto che pacifichi il corpo e la mente.
Tutta la filosofia esamina, secondo varie tesi, lo sviluppo di tale disagio e propone sia soluzioni disfattiste che costruttive, mentre la teologia ne offre a volte di preconfezionate, accedendo alla fede.
Ma l’uscita dal gorgo della dispersione, della ricerca affannosa e infruttuosa, del girovagare ansioso, è possibile solo attraverso l’esperienza sulla propria pelle.
Non si può essere felici perché qualcuno ce ne ha data la ricetta, né essere illuminati perché lo abbiamo letto in un libro.
E’ una soluzione che va trovata con le proprie forze, con le proprie energie, una volta che si sia consapevoli del proprio “disperdersi”.
“Maestro”, “via”, “percorso”, “pratica” sono solo nomi, parole vuote fintanto che non si sia compresa la necessità di “chiudere il rubinetto del girovagare “.
Anche il fermarsi è un fare, è comunque una scelta. Ma è un “fare”, rischioso e consapevole, virtuoso e attento, difficile.
E’ un “fare esperienza” che però non sia un disperdere energie.
E qui casca l’asino.
Infatti il mondo è pieno di persone che riescono a fare di tutto e di più, in modo frettoloso e raffazzonato,… pur di non fare qualcosa come si deve
E più le proposte di attività promettono “risultati” in tempi brevi, più sono perseguite.
C’è chi va a fare yoga, e subito dopo un po’ di Tai-chi, poi va in palestra, poi va in analisi, poi studia Borges, poi fa un corso di meditazione “rapida”, poi va in piscina e infine si propina un po’ di medicina alternativa, che in tale contesto, non ci sta mai male.

Ora, se noi mettiamo in fila tutte queste attività, anche se ognuna viene teoricamente svolta per inseguire un generico “star meglio”, è facile rendersi conto che ci vuole una energia notevole a perseguirle tutte, e a reggere i continui cambi di “assetto” e di attenzione, dovuti ad una valanga che coinvolge la psiche, il fisico e un po’ (se va male) anche lo spirito.

Una caratteristica di questo mondo amante del sincretismo ormai perfino nello spirito, è che ognuna di tali attività sembra perseguire lo stesso fine (la ricerca di un equilibrio, di un centro), mentre ruota, spesso e volentieri, in ambiti eterogenei, e propone soluzioni filosofiche e fisiche “precotte”, dove è facile che il cuoco-maestro che pretende di fornire “ricette”, non abbia ne la qualità, ne lo ius per farlo.
Tale affastellamento conduce perciò, come già detto, verso un’inevitabile indigestione d’informazioni, apparentemente appetitose, perché ben guarnite e ben servite.
Per informazioni non intendiamo solo quelle intellettuali (ormai, ahinoi, “scaricabili” da… wykipedia), ma anche quelle emozionali.
E ciò amplifica la confusione fra il “sentire”, il capire intellettivamente, e la consapevolezza dell’esperire.
Cioè alla dispersione, caratteristica del nostro tempo terreno, corrisponde sempre un accumulo di alimentazione intellettuale o emozionale o perfino spirituale, che affaticano il cuore e inducono nella confusione.
Come un serpente che si mangia la coda, l’affanno della conoscenza bulimico è sia prodotto che produttori di impazienza, caratteristica di un’epoca, che mira al risultato assai prima di aver appreso la tecnica per conseguirlo.
Se, ad esempio, chiedete a qualcuno, anche esperto di musica, di ascoltare una serie di fughe di Bach per più di un’ora, lo vedrete agitarsi preoccupato.
Meglio un motivo breve, semplice; a volte è meglio perfino una lagna folk ripetibile, o una nenia che giunga facilmente alla pancia. Ma una struttura musicale complessa, che richiede pazienza, abbandono, compostezza e attenzione di cuore e di mente vuol dire fermarsi, vuol dire far spazio e silenzio in questo affollato condominio telematico che è diventata la nostra esistenza.
Non sappiamo più accogliere un messaggio armonico di una certa raffinatezza, e disporci all’ascolto, cedendo le nostre difese. Ed è inutile che i pochi musicisti veri rimasti se ne preoccupino cercando di “portare i giovani” alla conoscenza della musica classica.
Tale discorso non riguarda, ovviamente, solo la musica ma l’intera percezione del mondo della manifestazione, che deve essere “rapida” e deve “piacere subito”.
La nostra necessità di “concludere”, la nostra ansietà nel voler arrivare al risultato, introduce dei tappi nelle orecchie assai prima del necessario. Psicologicamente è un infelice coktail fra l’ansia da prestazione e l’ansia da fruizione.
E, per tale ragione, più l’esperienza è rutilante, rumorosa, emozionalmente “forte” ma semplice, più diventa oggetto di desiderio per una fruizione rapida.
Tutto deve essere condotto a “flash”, attraverso eventi che si concludano in poche decine di minuti.
Sarebbe facile confinare questo fenomeno nella difficoltà di concentrazione.
In realtà, dal punto di vista sottile, è proprio l’elemento dispersivo, e perciò ondivago, dell’animo umano, quello che non riesce a contenere l’aspettativa della “fine”, quello che brama il raggiungimento del “risultato”.
E si può anche essere bravi a concentrarsi ma assolutamente incapaci ad aspettare.
Se vogliamo dare a tale analisi una collocazione un po’ più ortodossa e spiritualmente arcaica, potremmo dire che ormai da circa un secolo, si è definitivamente rotto l’orologio delle tre Grazie. Quella che prende, quella che conserva e quella che restituisce, sono passate da una danza armoniosa ad una danza frenetica e ossessiva. Non sono diventate dionisiache (come piacerebbe a Danielou) ma sono semplicemente schizofreniche.
E mi sia concesso che non c’è niente di peggio di tre Grazie schizofreniche per gestire la dinamica dell’universo.
E facendo parte della corte di Venere ne consegue che anche la dea dell’Amore si trovi, attualmente, in una penosa situazione di stress.
Nessuna delle tre Grazie riesce più a capire bene cosa deve fare, e non c’è modo per assorbire il senso profondo delle tre fasi: del prendere (piano) del trattenere (e quindi com-prendere, piano) e del restituire (non gettare furiosamente, ma con calma).
Il famoso “consumismo”, di cui si straparla ogni giorno, è anche questo. Un disturbo schizofrenico della manifestazione dove il ciclo armonioso, anzi, grazioso, è andato a farsi benedire.

Che fare?

Anche se in tanti anni, sia all’interno di questa struttura (Simmetria) che in altre situazioni, abbiamo provato a proporre alcuni metodi per dissipare un po’ di nebbia (parlo dei metodi classici, che ci sono stati insegnati e non di invenzioni personali), nella speranza di vedere all’orizzonte qualche barlume di luce, la oggettiva situazione animica che ci circonda e di cui noi stessi siamo composti, non ci porta verso alcuna forma d’ottimismo.
E, probabilmente, è giusto che sia così, e forse anche il fatto stesso di “protestare” come ora sto facendo, aggiunge dispersione al fiume in piena che tutto sta travolgendo.

Per cui sembra stupido proporre ricette.
C’è talmente tanta gente che propone ricette che un mio grande amico, molti anni fa mi disse:
“Ma quanto manca perché il numero dei maestri superi quello degli allievi?” e, poveretto, non sapeva che, ormai, di allievi ce ne erano rimasti pochissimi. Anzi oggi c’è rimasto solo lui.
Lo sapete che faccio? Vado a cercarlo di corsa, almeno il mio ego schizofrenico potrà credere di poter insegnare qualcosa a qualcuno e soddisfare le smanie consumistiche di Efrosine di Talia e di Aglae che, ormai da tempo, hanno abbandonato la compagnia delle Muse e sono andate a vivere in un supermercato.

P.S. Ma, contrariamente a me, sono fiduciose: aspettano che a Roma, venga terminata la nuvola di Fuksas.
Andranno a chiudersi li, visto che le strutture per gli psicopatici le hanno chiuse da tempo.

di Claudio Lanzi - 16/04/2010

mercoledì 27 aprile 2016

I veri problemi

Ma sii sincero, ti sei mai domandato quali siano i veri problemi?
Quelli che ti tormentano, non ti fanno dormire, ci hai mai pensato ?
Beh! Allora preparati ad una sconvolgente verità,
i problemi sono di tre tipi
Quelli che puoi risolvere
beh, una volta risolti cessano di esistere, cessano di disturbarti.
Quelli che non puoi risovere
No, neanche questi sono veri problemi, quelli che ti tormentano, no, perchè alla fine , se non puoi risolverli è del tutto inutile preoccuparsi, tanto con il pensiero non si risolvono.

No,  i veri problemi sono quelli che puoi risolvere, che sai come risolvere ma che non fai nulla per farlo e rimangono li e ti tormentano " e si lo so dovrei cambiare lavoro" "dovrei andarmene da qui" "non riesco più a vivere con questa persone che è sbagliata per me"

Eh si i veri problemi sono questi

giovedì 24 marzo 2016

Religione e Nuova Spiritualità

I concetti che stanno alla base del nuovo modo di considerare la Spiritualità, non condividono la visione che un Dio o Energia Universale o Il Mistero assoluto o chiamatelo come preferite, abbia scelto nella storia alcuni individui o gruppi , per favorirli in maniera esclusiva rispetto agli altri.
Analogalmente non viene data molta importanza ai vari gradi di illuminazione o alla possibilità che gli insegnamenti spirituali di Gesù, ad esempio, possano essere considerati "superiori" o "inferiori" a quelli di Maometto o Gautama Buddha.
In realtà, un processo visionario non può essere ridotto entro i limiti di un qualche specifico sistema di pensiero.
I sistemi di convinzioni istituzionalizzati, per loro natura, si sviluppano solo dopo che è avvenuta una svolta visionaria del fondatore, come si è gia detto, tali convinzioni vengono spesso consolidate in dottrine religiose da persone che non hanno partecipato al processo mistico.
Le credenze religiose sono un fenomeno secondario ed acquistano slancio solo quandol'impulso mistico iniziale viene trasformato dagli interessi predominanti in campo culturale, politico, linguistico, etico, e filosofico della particolare società cui appartengono.
Nell'idea di una nuova Spiritualità è importante considerare il processo di base che porta alla esperienza visionaria perchè, se iniziamo a comprenderlo, quella esperienza diviene potenzialmente accessibile a tutti noi.
Chiaramente non si tratta di seguire la visione di qualcun altro, ma di scoprire quella infinita fonte visionaria che esiste prodondamente in noi e ci unisce a tutti gli altri essere.
Ciò non sognifica che non si possono ricevere preziosi insegnamenti dai maestri spirituali che ci hanno preceduto, ma semplicemente che, in ultima analisi, dobbiamo scoprire da soli le nostre sacre profondità, senza preconcetti e a modo nostro. Impegnandoci in questaintensa e meditativa autoesplorazione le nostre convinzioni possono essere arrichite dalla esperienza personale, invece di derivare , come nel caso di dottrine religiose ereditate, soprattutto da quelle di altri.
Se le nostre realizzazioni sono sufficientemente profonde , tese verso stati di trascendenza e lontane dalle trappole dell'ego, ci condurranno necessariamente a sentimenti di unione con il prossimo e l'intero pianeta.

Nevill Drury

Cambiamenti

Uno dei termini più ricorrenti tra gli appassionati di temi spirituali è “CAMBIAMENTO”.
Il suo uso va dal “ cambiare se stessi per cambiare il mondo”, a un non ben identificato “cambiamento epocale”, indotto da una non ben definita entità, forza o energia, che andrebbe ad influenzare le persone aprendo una era di prosperità, giustizia e tolleranza.
Vista la moltitudine di popoli e credenze religiose, almeno una cosa è certa, indipendentemente da chi o cosa dipenda il cambiamento, esso sarebbe universale e tutti saranno UNIFORMATI a questo, con la conseguente scomparsa di ogni varietà di pensiero.
Tutte queste considerazioni non sono però il cuore della riflessione sul CAMBIAMENTO, il vero punto è l’atteggiamento delle persone che vivono non conducendo la loro vita, ma assecondando passivamente un destino, con il principio che tanto “le cose vanno come devono andare”. E’ questo atteggiamento, “rinunciatario” ad essere dannoso, perché ha come conseguenza il deresponsabilizzarsi dal fare azioni concrete nei confronti dei temi del mondo, tanto “qualcuno o qualche entità o forza ci penserà a far andare le cose per il verso giusto”
Ma le cose come vanno ?
Tra il 2009 e 2014, le ricchezze possedute dall’1% della popolazione più ricca sono salite dal 44% al 48% del totale. Il rimanente 52% della ricchezza è gestito dal 20% più ricco della popolazione mondiale. Quindi il 79% dell’umanità non controlla niente ( fonte Oxfam ong ).
Nei prossimi anni la situazione occupazionale mondiale continuerà a peggiorare, disoccupazione e disparità di reddito faranno crescere il malcontento sociale. Nel 2019 ci saranno 212 milioni di disoccupati in tutto il mondo, mentre oggi sono 201 milioni. Dallo scoppio della crisi del 2008 oltre 61 milioni di persone hanno perso il lavoro ( fonte Organizzazione mondiale del lavoro OIL ).
Questa è LA REALTA’ senza considerare il peggioramento dell’inquinamento, il riscaldamento terrestre, le guerre e tutti gli altri accidenti che a questo pianeta procuriamo.
Non prendere atto dello stato delle cose ed affidarsi all’intervento di una non precisata “entità, energia o forza “ che metterà “apposto le cose” è un modo per giustificare un mancato impegno personale indispensabile a far si che con la partecipazione di tutti, le cose possano effettivamente cambiare.
Se solo i componenti del “silenzioso popolo Olistico” ,che condividono quei valori che mettono al centro l’essere umano in tutte le sue espressioni, uscissero allo scoperto riunendosi in un movimento, dimostrerebbero, nei piccoli fatti di tutti i giorni, che è possibile vivere una vita piena e felice senza doversi assoggettare alle regole del mercato e della finanza ed allora si, che forse, le cose potrebbero cambiare senza attendere improbabili interventi “divini”.
Non basta trasformare l'individuo, occorre far leva sul cambiamento di ciascuno e trasferirlo ai problemi sociali del nostro tempo, il mondo ne ha bisogno.



IBU-fpb