giovedì 19 settembre 2019

La fine del Biologico


Quando si tratta di Benessere non si può non parlare di alimentazione. Tralasciando scelte personali o ideologiche, la qualità di ciò che si mangia ha una importanza decisiva. La risposta e la speranza sono state riposte nel BIOLOGICO in tutta la sua filiera, dai semi ai foraggi, dai concimi alla lotta antiparassitaria.
L’idea del “Biologico per tutti” è sembrata diventare una possibilità ma Il successo stesso della diffusione del Bio rischia di diventare la principale causa della sua fine.
Oggi i prodotti bio sono usciti dalla nicchia, il settore si è dato strutture professionali: i produttori hanno creato associazioni, hanno aperto nuovi canali di vendita, hanno introdotto nuove modalità di gestione e strategie di marketing. Nelle maggiori città sono spuntati come funghi catene di negozi e supermercati bio. Alcune catene della grande distribuzione hanno creato proprie linee di prodotti biologici, hanno cominciato a venderli persino i discount.
Quella che era sembrata la transizione verso il “biologico per tutti” si è trasformata in una maledizione.
Il settore sta imboccando rapidamente la strada che conduce alla trappola della “convenzionalizzazione”. Questo perché il mercato esige un certo volume di produzione e questo si può ottenere soltanto rinunciando ai valori e ideali del bio, nato come alternativa a una industria agroalimentare che considera la terra e gli animali solo mezzi di produzione facilmente sfruttabili.
I prodotti bio per il consumo di massa diventano anonimi e con l’identità scompaiono anche i valori del movimento, mentre frodi e scandali stanno rovinando la reputazione del settore. Certo i controlli sono diventati più severi, ma i proprietari di terreni coltivabili rischiano di restare soffocati dalla burocrazia. Fino a pochi anni fa la produzione bio si contrapponeva all’agricoltura industriale come una idea diversa di sviluppo, ma ora mai rischia di ridursi a semplice tecnica di produzione alternativa. Oggi gran parte del settore è più vicina al nemico che all’idea originaria di agricoltura sostenibile.
Quanto più si farà forte la domanda tanto più l’agricoltura biologia rischia di allontanarsi dalla sua idea originale : chi produrrà biologico di massa inevitabilmente dovrà voltare le spalle all’idea di piccola azienda agricola con polli, maiali e vacche felici.
E questo ha come conseguenza le contraffazioni e gli scandali hanno iniziato a screditare il settore, nel 2011 a Verona, la guardia di finanza, dopo 4 anni di indagini, ha sequestrato 2.500 tonnellate di presunti prodotti biologici, in prevalenza mangimi e cereali, ma anche frutta fresca, provenivano da aziende agricole convenzionate, i contraffattori non erano ne agricoltori biologici ne produttori, lavoravano tutti come importatori e come verificatori, alla frode hanno partecipato proprio coloro che dovevano verificare l’attendibilità dei prodotti. Venticinque anni fa i certificatori erano molto motivati, sono stati i pionieri dell’agricoltura biologica. Erano loro stessi agricoltori e volevano diffondere le loro conoscenze tra i contadini. Oggi invece si tratta per lo più di burocrati che nel peggiore dei casi falsificano documenti per ottenere un profitto personale.

Eppure è solo nel Biologico che si può riporre la speranza per una alimentazione non manipolata dalle grandi aziende multinazionali che vogliono imporre il controllo delle sementi, certificandole e brevettandole attraverso la manipolazione genetica per obbligare produttori e consumatori a consumare ciò che vogliono loro. Affinche l’agricoltura biologica sia una valida alternativa l’unica soluzione è politica, l’agricoltura biologica deve diventare il modello standard di agricoltura. Le politiche vanno riformate ed invece di mantenere il biologico in una nicchia, vanno rese più severe le leggi che regolamentano l’agricoltura convenzionale creando una convergenza con le direttive sul biologico.

a cura della CTR della associazione Altern-attivA

mercoledì 18 settembre 2019

UTILI IDIOTI



Chi ci dà in pasto slogan, frasi fatte, chi ci martella con la propaganda più feroce, non solo ci vuole ingannare e manipolare ma, fondamentalmente, ci disprezza, considerandoci "Utili idioti".

"La...costruzione di partiti, movimenti, gruppi o organizzazioni di tipo diverso in cui radunare degli «utili idioti» che si agitino, creando situazioni e stati d’animo senz’altro artificiosi...

Non importa neppure che gli «utili idioti» credano nelle idee a cui giovano…. Possono svolgere la loro funzione per fede, oppure per una qualche convenienza, specificatamente per danaro, o per idiozia pura e semplice. In quest’ultimo caso rientrano anche coloro che sono «utili idioti» senza saperlo, divenuti cioè uomini arma inconsci. A chi muove i fili … basta che si agitino secondo il piano generale (che nella massima parte dei casi non conoscono).

La propaganda non deve basarsi sul ragionamento ma deve colpire attraverso elementi irrazionali, inconsci. Da qui la necessità di preferire al ragionamento, lo slogan, il simbolo, qualcosa che evochi concetti ed esigenze elementari strettamente connesse alla natura dell’uomo o del gruppo interessato…. Tutte le altre elucubrazioni più o meno intellettualistiche non hanno importanza, perché la massa le dimentica ancora prima di averle apprese, come tutte le cose troppo logiche o troppo difficili.. "(1).

1. Guido Giannettini, Tecniche della guerra rivoluzionaria, Roma, I gialli politici, 1965, pp. 52-53.