domenica 23 ottobre 2016

L'uomo ad una dimensione - Marcuse



Herbert Marcuse 1898/1979
filosofo, sociologo e politologo tedesco naturalizzato statunitense














Herbert Marcuse divenne il punto di riferimento teorico del movimento studentesco americano e fu il filosofo che maggiormente influenzò il ‘68 in tutto il mondo. Il primo moto di ribellione si ebbe nel 1964 a Berkeley, in California, dove aveva insegnato. Proprio in quell’anno aveva pubblicato "L’uomo a una dimensione"
Precorrendo i tempi Marcuse in questo saggio sociologico denunciava la società tecnologica come superficiale e conformista, caratterizzata dalla tendenza alla manipolazione dei bisogni degli individui, ammonendo che avrebbe imprigionato le persone in vite dozzinali da cui il pensiero creativo sarebbe stato bandito. 
L’incremento dei mezzi di comunicazione si accompagna a una sempre minore varietà di idee, gli uomini appaiono ‘a una dimensione’ in quanto omogenei nei comportamenti e nei modi di pensare. Marcuse fu tra i primi marxisti a cessare di credere nel sistema sovietico, ma vedeva una condizione di ‘non libertà’ anche in Occidente e suggeriva spesso che l’unica via alla vera libertà fosse la rivoluzione.

Dal libro

La civiltà industriale contemporanea mostra di avere raggiunto lo stadio in cui la libera società non può più essere definita adeguatamente nei termini tradizionali delle libertà economiche, politiche ed intellettuali; non perché queste libertà siano diventate insignificanti, ma perché hanno un significato troppo ricco per confinarlo entro le forme tradizionali. Occorrono nuovi modi di realizzazione, tali da corrispondere alle nuove capacità della società.
Codesti nuovi modi possono essere visti solo in termini negativi poiché equivarrebbero alla negazione dei modi che ora prevalgono. In tal senso, libertà economica significherebbe libertà dalla economia, libertà dal controllo di forze e relazioni economiche; libertà dalla lotta quotidiana per l’esistenza, dal problema di guadagnarsi la vita.
Libertà politica significherebbe liberare gli individui da una politica su cui essi non hanno nessun controllo effettivo.
La libertà intellettuale equivarrebbe alla restaurazione del pensiero individuale, ora assorbito dalla comunicazione e dall’indottrinamento di massa, ed equivarrebbe pure alla abolizione dell’”opinione pubblica” assieme ai suoi prodotti.
Il suono irrealistico che hanno queste proposizioni è indicativo non tanto del loro possibile carattere utopico, quanto dell’ intensità delle forze che impediscono di tradurle in atto.
La forma più efficace e durevole di lotta contro la liberazione è la coltivazione di bisogni materiali e intellettuali che perpetuano forme obsolete di lotta per l’esistenza.

Herbert Marcuse
“L’uomo a una dimensione” 1964