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mercoledì 21 aprile 2021

GIORNATA DELLA TERRA – INSOPPORTABILI IPOCRISIE

 



LE COSE ANDRANNO MOLTO MALE, MA FORSE NON TROPPO PRESTO, E FORSE NON PER TUTTI. FORSE NON PER ME.

Da un punto di vista psicologico, questa negazione ha un senso. 
Nonostante il fatto scandaloso che presto morirò per sempre, vivo nel presente, non nel futuro. 
Con una scelta tra un'astrazione allarmante (morte) e la rassicurante evidenza dei miei sensi (colazione!), La mia mente preferisce concentrarsi su quest'ultimo. 
Anche il pianeta è ancora meravigliosamente intatto, ancora sostanzialmente normale - le stagioni cambiano, arriva un altro anno elettorale, nuove commedie su Netflix - e il suo imminente collasso è ancora più difficile da accettare nella mia mente rispetto alla morte.

 APOCALISSI
Altre apocalissi annunciate, religiose, termonucleari o asteroidi, almeno hanno la in se la certezza dell’estinzione: un momento il mondo è lì, il momento successivo è andato per sempre. 
L'apocalisse climatica, al contrario, è disordinata. Prenderà la forma di crisi sempre più gravi che si mescolano caoticamente fino a quando la civiltà non inizierà a logorarsi.
Le cose andranno molto male, ma forse non troppo presto, e forse non per tutti. Forse non per me.
Parte della negazione, tuttavia, è più intenzionale. La posizione del Partito Repubblicano sulla scienza del clima è ben noto, ma la negazione è radicata anche nella politica progressista, o almeno nella sua retorica. 
Il New Deal verde, il progetto di alcune delle proposte più sostanziali presentate sulla questione, è ancora inquadrato come la nostra ultima possibilità di evitare la catastrofe e salvare il pianeta, attraverso giganteschi progetti di energia rinnovabile. Molti dei gruppi che sostengono tali proposte utilizzano il linguaggio per "fermare" il cambiamento climatico o implicano che c'è ancora tempo per prevenirlo. A differenza della destra politica, la sinistra è orgogliosa di ascoltare gli scienziati del clima, che in effetti permettono che la catastrofe sia teoricamente attendibile. Ma non tutti sembrano ascoltare attentamente. Il problema cade sulla parola teoricamente.
La nostra atmosfera e gli oceani possono assorbire solo un tanto di calore prima del cambiamento climatico, intensificato da vari circuiti di retroazione, che gira completamente fuori controllo. Il consenso tra scienziati e responsabili politici è che supereremo questo punto di non ritorno se la temperatura media globale aumenterà di oltre due gradi Celsius (forse un po 'di più, ma forse anche un po' meno). L'I.C.C.C. - il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici - ci dice che, per limitare l'aumento a meno di due gradi, non dobbiamo solo invertire la tendenza degli ultimi tre decenni. Dobbiamo avvicinarci a zero emissioni nette, a livello globale, nei prossimi tre decenni

Questo è, a dir poco, un ordine elevato. Presuppone anche che ti fidi dei calcoli di I.P.C.C. Una nuova ricerca, descritta il mese scorso su Scientific American, dimostra che gli scienziati del clima, lungi dall'esagerare la minaccia dei cambiamenti climatici, hanno sottovalutato il suo ritmo e la sua gravità. Per proiettare l'aumento della temperatura media globale, gli scienziati fanno affidamento su complicate modellazioni atmosferiche. Prendono una miriade di variabili e le esegue attraverso i supercomputer per generare, diciamo, diecimila diverse simulazioni per il prossimo secolo, al fine di fare una "migliore" previsione dell'aumento della temperatura. Quando uno scienziato prevede un aumento di due gradi Celsius, sta semplicemente nominando un numero di cui è molto fiduciosa: l'aumento sarà di almeno due gradi. L'ascesa potrebbe, in effetti, essere molto più elevata.
Come non scienziato, faccio il mio tipo di modellistica. Gestisco vari scenari futuri nel mio cervello, applico i vincoli della psicologia umana e della realtà politica, prendo atto dell'inarrestabile aumento del consumo globale di energia (finora, il risparmio di carbonio fornito dall'energia rinnovabile è stato più che compensato dalla domanda dei consumatori), e contare gli scenari in cui l'azione collettiva calcola la catastrofe. Gli scenari, che traggo dalle prescrizioni di politici e attivisti, condividono alcune condizioni necessarie.
Ma la condizione è che ognuno dei principali paesi inquinanti del mondo istituisca misure draconiane di conservazione, chiuda gran parte delle sue infrastrutture energetiche e di trasporto e riorganizzi completamente la sua economia. Secondo un recente articolo su Nature, le emissioni di carbonio delle infrastrutture globali esistenti, se gestite durante la loro normale vita utile, supereranno la nostra intera "indennità" di emissioni, gli ulteriori gigatoni di carbonio che possono essere rilasciati senza varcare la soglia della catastrofe. (Questa stima non include le migliaia di nuovi progetti energetici e di trasporto già pianificati o in costruzione). Per rimanere all'interno di tale indennità, un intervento dall'alto verso il basso deve avvenire non solo in tutti i paesi ma in tutti i paesi. Rendere New York City un'utopia verde non sarà utile se i texani continuano a pompare petrolio e guidare camioncini.

Le azioni intraprese da questi paesi devono anche essere quelle giuste. Vaste somme di denaro del governo devono essere spese senza sprecarlo e senza foderare le tasche sbagliate. Qui è utile ricordare la barzelletta kafkiana del mandato sui biocarburanti dell'Unione Europea, che è servito ad accelerare la deforestazione dell'Indonesia per le piantagioni di olio di palma, e il sussidio americano al carburante a base di etanolo, che non si è rivelato vantaggioso solo per i coltivatori di mais.

Infine, il numero schiacciante di esseri umani, tra cui milioni di americani che odiano il governo, deve accettare tasse elevate e una severa riduzione dei loro stili di vita familiari senza ribellarsi. Devono accettare la realtà del cambiamento climatico e avere fiducia nelle misure estreme adottate per combatterlo. Non possono respingere le notizie che non gradiscono come false. Devono mettere da parte nazionalismo e risentimenti di classe e razziali. Devono fare sacrifici per lontane nazioni minacciate e lontane generazioni future. Devono essere permanentemente terrorizzati da estati più calde e calamità naturali più frequenti, piuttosto che abituarsi a loro. Ogni giorno, invece di pensare alla colazione, devono pensare alla morte.

martedì 21 luglio 2020

LE LEGGI UMANE


Le regole (vedi leggi) sono sempre state scritte da chi è al potere (il più forte, ricordate la clava dell'età della pietra? Ecco la stessa cosa ma in una forma diversa) 
Le regole o meglio leggi. hanno sostanzialmente due scopi: 
- salvaguardare il mantenimento degli interessi dei componenti del potere costituito 
- “ controllare” le masse (servi) perché se fuori controllo possono far cadere il potere costituito ( vedi rivoluzione francese e quella russa ).
La strategia di controllo poggia su un semplice postulato: 
per controllare le masse vanno tenute affamate, malate ed ignoranti. 
Certamente l'entità di queste vanno costantemente adeguate ai tempi, al progresso ed agli strumenti in mano al potere costituito. 
Oggi, in occidente, è praticamente impossibile morire di fame o per una malattia banale, quindi tutto il controllo poggia sulla ignoranza. Si, oggi è questo lo strumento di controllo. 
Questo controllo è esercitato in modo estremamente raffinato poiché siamo nella società della informazione e comunicazione. 
Ma quali sono gli strumenti per mantenere la gente nella ignoranza quando ha accesso alla conoscenza universale? 
Beh la confusione. Cioè dare notizie false o manipolate. Questa operazione inizia sin dalle scuole, nelle quali la storia viene fatta studiare su testi scolastici che la riporta in modo “addomesticato” ma non solo, anche le materie scientifiche vengono trattate più come “atti di fede” che di scienza che comunque è una invenzione umana, strutturata su postulati e teorie la maggior parte delle quali non hanno dimostrazione fuori dalle regole della scienza umana stessa. 
Per il raggiungimento dello stato passivo di accettare tutto quello che viene veicolato attraverso i canali di comunicazione, è essenziale addomesticare le persone ad un pensiero unico. Insomma niente è cambiato nella gestione del rapporto tra il potere costituito e gli schiavi se non la forma della “catena”, una volta era ben visibile e percettibile, oggi è invisibile e impercettibile. 
Se è vero che una volta bisognava fisicamente spezzarla questa catena per essere liberi oggi come si può spezzare la catena? 
Bisogna attrezzarsi, usare strumenti adatti e l'unico potente strumento che possediamo, buono sempre, sia per spezzare quella catena di metallo sia per questa “virtuale è; usare il cervello. Solo gli schiavi mentalmente liberi, intelligenti e motivati riuscivano a liberarsi. Oggi è lo stesso, solo coloro che sono attenti ad ascoltare tutti senza pregiudizio, coloro che vogliono farsi una opinione propria, pronti a cambiarla se ve ne è una migliore, solo quelli che non vivono nella buca dei loro pregiudizi, solo quelli intolleranti alle imposizioni ed ad obblighi che non sentono giusti, solo questi possono sperare di diventare uomini liberi e di cambiare, forse, il mondo non con una rivoluzione eclatante ma contaminando gli altri con il loro esempio di uomini liberi. Per farlo è indispensabile conoscere le regole, cogliere tutte le ingiustizie, privilegi e vessazioni in esse contenute per riuscire a destreggiarsi attraverso esse poiché essendo umane sono fallibili e da qui iniziare a demolirle.

martedì 12 maggio 2020

FRIULI TV.NET




vedi i nostri interventi
6 maggio 2020  Ritorno alla Anormalità
13 maggio 2020   Tradizioni
4 giugno La comunicazione strumento di  controllo di massa
5 giugno  Isolamento bambini, quali conseguenze per il loro sviluppo?



La nostra associazione collabora con questa nuova WEB Tv con una RUBRICA  fissa settimanale IL BURLONE dove, in uno spazio di 5 minuti, commentiamo temi sociali di cronaca a cura del presidente Bortone Francesco.

FRIULI TV è un nuovo servizio di televisione fruita attraverso il Web, pratica ed a portata di tutti, in ogni momento.
L’obiettivo di Friuli Tv è fare informazione quotidiana con notizie e fatti che accadono nella nostra regione.
Una “presa diretta” attraverso filmati e interviste che diano notizie aggiornate da ogni località della regione.
Fatti ed accadimenti che una volta riportati nel sito rimangono nel tempo e possono essere consultati in ogni ora del giorno e della notte e facilmente condivisi sui social o salvati.
Grazie alla rete mondiale, le nostre news sono raggiungibili in tutto il mondo grazie a questo tipo di servizio e quindi anche i friulani residenti all’estero possono aggiornarsi sui fatti della loro regione indipendentemente da dove risiedano o dal fuso orario.
FRIULI TV è gratuita.

COLLABORAZIONI
Viene data la possibilità a chi fa parte della associazione di fare la "Professione Reporter" segnalando QUALSIASI SIGNIFICATIVO ACCADIMENTO NEL PROPRIO TERRITORIO. 
La segnalazione potrà essere fatta: 
direttamente alla associazione 
"alternattivauno@gmail.com
telefono 3334147250
direttamente alla redazione di FriuliTv 
dal sito dalla area contatti
scrivendo una mail al info@friulitv.net
telefonando al 3338306875 signor Omar Costantini


vai su FRIULI TV



venerdì 17 aprile 2020

TRACCIATI



Le informazioni raccolte sono anonime, ma risalire all’identità delle persone è semplice. Un puntino sulla mappa esce da un’abitazione alle 7 di mattina, raggiunge una scuola media a 22 chilometri di distanza. Poi esce dalla scuola nel pomeriggio ed entra nello studio di un dermatologo. Torna a casa, passeggia in un parco. Poi passa la sera all’interno di un’altra abitazione. È la casa dell’ex fidanzato. Quel puntino è una donna: Lisa Magrin, 46 anni, insegnante di matematica.
Sono almeno 75 le aziende che raccolgono informazioni dai telefoni, e sono circa duecento milioni i telefoni tracciati ogni giorno solo negli Stati Uniti, per un giro d’affari di 21 miliardi di dollari: soprattutto pubblicità mirata, con Google e Facebook in testa. Tracciando chi entra nel pronto soccorso, un’agenzia vende spazi pubblicitari ad avvocati specializzati in cause per lesioni personali. Due aziende hanno tracciato le persone presenti alla cerimonia di insediamento di Donald Trump.
“È come vivere nel mondo descritto nel libro 1984”, ha detto il socio di una di queste aziende. Sono più di mille le app in grado di rilevare con precisione la nostra posizione. Edward Snowden, l’ex informatico della Cia che nel 2013 ha reso pubblici i programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e di quello britannico, una volta ha scritto: “Sostenere che non si è interessati al diritto alla privacy perché non si ha nulla da nascondere è come affermare che non si è interessati alla libertà di espressione perché non si ha nulla da dire”.
Questo articolo è uscito il 14 dicembre 2018 nel numero 1286 di Internazionale, a pagina 7


domenica 29 dicembre 2019

SPERANZA CHE CE LA CAVIAMO

Un aforisma adeguatamente mistico di uno scrittore i cui personaggi lottano per obiettivi apparentemente raggiungibili e, tragicamente o in modo divertente, non riescono mai a conseguire. Eppure a me sembra che nel nostro mondo in rapido oscuramento, sia vero anche il contrario della battuta di Kafka: non c'è nessuna speranza, tranne che per noi.

Sto parlando, ovviamente, del cambiamento climatico. La lotta per frenare le emissioni globali di anidride carbonica e impedire che il pianeta fonda fa pensare ad un racconto di Kafka. L'obiettivo è chiaro da trent'anni e, nonostante la sincerità degli sforzi, siamo ben lontani dal raggiungerlo. oggi, le prove scientifiche sono pressoché irrefutabili. Se hai meno di sessant'anni, hai buone possibilità di assistere alla radicale destabilizzazione della vita sulla terra: carestie su vasta scala, crollo delle colture, incendi di vaste dimensioni, implosione di intere economie, immani inondazioni, milioni di rifugiati in fuga da regioni rese inabitabili da un caldo estremo e dalla permanente siccità. Se hai meno di trent'anni, sei quasi sicuro di assistere a tutto questo. Per chi ha a cuore il pianeta e le persone e gli animali che lo abitano, ci sono due modi per affrontare il problema.
1 - Puoi continuare a sperare che la catastrofe sia evitabile e ti senti sempre più frustrato o furioso per l’inerzia del mondo.
2 - Oppure puoi accettare l’idea che il disastro sta arrivando e iniziare a ripensare il significato della parola speranza.
Ancora oggi le espressioni di speranza irrealistica continuano ad abbondare.
Non c’è giorno che non si legga che è ora di "rimboccarci le maniche" e "salvare il pianeta"; che il problema del cambiamento climatico può essere "risolto" facendo appello alla volontà collettiva. Questo messaggio era probabilmente ancora vero nel 1988, quando i dati scientifici diventarono del tutto chiari, ma negli ultimi trent'anni abbiamo immesso tanto nell’atmosfera una quantità di anidride carbonica pari a quella degli ultimi duecento anni di industrializzazione. I fatti sono cambiati, ma in qualche modo il messaggio rimane lo stesso. Da un punto di vista psicologico, questa negazione ha un senso. Nonostante il fatto scandaloso che presto morirò per sempre, vivo nel presente, non nel futuro. Con una scelta tra un'astrazione allarmante (morte) e la rassicurante evidenza dei miei sensi (colazione!), La mia mente preferisce concentrarsi su quest'ultimo. Anche il pianeta è ancora meravigliosamente intatto, ancora sostanzialmente normale - le stagioni cambiano, arriva un altro anno elettorale, nuove commedie su Netflix - e il suo imminente collasso è ancora più difficile da accettare nella mia mente rispetto alla morte.
Altre apocalissi annunciate, religiose, termonucleari o asteroidi, almeno hanno la in se la certezza dell’estinzione: un momento il mondo è lì, il momento successivo è andato per sempre. L'apocalisse climatica, al contrario, è disordinata. Prenderà la forma di crisi sempre più gravi che si mescolano caoticamente fino a quando la civiltà non inizierà a logorarsi.
Le cose andranno molto male, ma forse non troppo presto, e forse non per tutti. Forse non per me.
Parte della negazione, tuttavia, è più intenzionale. La posizione del Partito Repubblicano sulla scienza del clima è ben noto, ma la negazione è radicata anche nella politica progressista, o almeno nella sua retorica. Il New Deal verde, il progetto di alcune delle proposte più sostanziali presentate sulla questione, è ancora inquadrato come la nostra ultima possibilità di evitare la catastrofe e salvare il pianeta, attraverso giganteschi progetti di energia rinnovabile. Molti dei gruppi che sostengono tali proposte utilizzano il linguaggio per "fermare" il cambiamento climatico o implicano che c'è ancora tempo per prevenirlo. A differenza della destra politica, la sinistra è orgogliosa di ascoltare gli scienziati del clima, che in effetti permettono che la catastrofe sia teoricamente attendibile. Ma non tutti sembrano ascoltare attentamente. Il problema cade sulla parola teoricamente.
La nostra atmosfera e gli oceani possono assorbire solo un tanto di calore prima del cambiamento climatico, intensificato da vari circuiti di retroazione, che gira completamente fuori controllo. Il consenso tra scienziati e responsabili politici è che supereremo questo punto di non ritorno se la temperatura media globale aumenterà di oltre due gradi Celsius (forse un po 'di più, ma forse anche un po' meno). L'I.C.C.C. - il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici - ci dice che, per limitare l'aumento a meno di due gradi, non dobbiamo solo invertire la tendenza degli ultimi tre decenni. Dobbiamo avvicinarci a zero emissioni nette, a livello globale, nei prossimi tre decenni

Questo è, a dir poco, un ordine elevato. Presuppone anche che ti fidi dei calcoli di I.P.C.C. Una nuova ricerca, descritta il mese scorso su Scientific American, dimostra che gli scienziati del clima, lungi dall'esagerare la minaccia dei cambiamenti climatici, hanno sottovalutato il suo ritmo e la sua gravità. Per proiettare l'aumento della temperatura media globale, gli scienziati fanno affidamento su complicate modellazioni atmosferiche. Prendono una miriade di variabili e le esegue attraverso i supercomputer per generare, diciamo, diecimila diverse simulazioni per il prossimo secolo, al fine di fare una "migliore" previsione dell'aumento della temperatura. Quando uno scienziato prevede un aumento di due gradi Celsius, sta semplicemente nominando un numero di cui è molto fiduciosa: l'aumento sarà di almeno due gradi. L'ascesa potrebbe, in effetti, essere molto più elevata.
Come non scienziato, faccio il mio tipo di modellistica. Gestisco vari scenari futuri nel mio cervello, applico i vincoli della psicologia umana e della realtà politica, prendo atto dell'inarrestabile aumento del consumo globale di energia (finora, il risparmio di carbonio fornito dall'energia rinnovabile è stato più che compensato dalla domanda dei consumatori), e contare gli scenari in cui l'azione collettiva calcola la catastrofe. Gli scenari, che traggo dalle prescrizioni di politici e attivisti, condividono alcune condizioni necessarie.

ma condizione è che ognuno dei principali paesi inquinanti del mondo istituisca misure draconiane di conservazione, chiuda gran parte delle sue infrastrutture energetiche e di trasporto e riorganizzi completamente la sua economia. Secondo un recente articolo su Nature, le emissioni di carbonio delle infrastrutture globali esistenti, se gestite durante la loro normale vita utile, supereranno la nostra intera "indennità" di emissioni, gli ulteriori gigatoni di carbonio che possono essere rilasciati senza varcare la soglia della catastrofe. (Questa stima non include le migliaia di nuovi progetti energetici e di trasporto già pianificati o in costruzione). Per rimanere all'interno di tale indennità, un intervento dall'alto verso il basso deve avvenire non solo in tutti i paesi ma in tutti i paesi. Rendere New York City un'utopia verde non sarà utile se i texani continuano a pompare petrolio e guidare camioncini.

Le azioni intraprese da questi paesi devono anche essere quelle giuste. Vaste somme di denaro del governo devono essere spese senza sprecarlo e senza foderare le tasche sbagliate. Qui è utile ricordare la barzelletta kafkiana del mandato sui biocarburanti dell'Unione Europea, che è servito ad accelerare la deforestazione dell'Indonesia per le piantagioni di olio di palma, e il sussidio americano al carburante a base di etanolo, che non si è rivelato vantaggioso solo per i coltivatori di mais.

Infine, il numero schiacciante di esseri umani, tra cui milioni di americani che odiano il governo, deve accettare tasse elevate e una severa riduzione dei loro stili di vita familiari senza ribellarsi. Devono accettare la realtà del cambiamento climatico e avere fiducia nelle misure estreme adottate per combatterlo. Non possono respingere le notizie che non gradiscono come false. Devono mettere da parte nazionalismo e risentimenti di classe e razziali. Devono fare sacrifici per lontane nazioni minacciate e lontane generazioni future. Devono essere permanentemente terrorizzati da estati più calde e calamità naturali più frequenti, piuttosto che abituarsi a loro. Ogni giorno, invece di pensare alla colazione, devono pensare alla morte.

UNA COSA CONCRETA PER IL CLIMA



UNA COSA CONCRETA CHE OGNUNO PUO' FARE SUBITO PER IL CLIMA SENZA CAMBIARE NULLA DEL PROPRIO STILE DI VITA.

Le banche , i gestori di patrimoni e le compagnie assicurative finanziano le aziende dei combustibili fossili: Per fermare la crisi climatica bisognerebbe convincerli a investire altrove i loro soldi.

La BlackRock è il piu grande investitore al mondo in aziende carbonifere, impianti a carbone, compagnie petrolifere e del gas e aziende che favoriscono la deforestazione. Nessun altro sta cercando con tanto impegno di fare soldi con la distruzione del pianeta e nessun’altro ha a disposizione un rimedio altrettanto potente.

I fondi gestiti dalla BlackRock valgono circa 7.000 miliardi di dollari, se fosse un paese sarebbe il terzo più ricco del mondo dopo Stati Uniti e la Cina. Se l’azienda decidesse di escludere le azioni dei combustibili fossili dai suoi fondi principali o anche se solo decidesse di ridurre le quantità in portafoglio, sarebbe un segnale fortissimo. Ma non solo, le compagnie assicurative, oggi no è possibile impiantare una industria estrattiva senza le coperture assicurative. Le aziende assicurative sono quella parte della nostra economia a cui chiediamo di valutare i rischi, che dispone dei dati che le permettono di capire veramente quello che sta succedendo e quello che probabilmente succederà e sui cambiamenti climatici e sono stati i primi a lanciare l’allarme. Cosi pure le banche che finanziano i progetti e senza i soldi delle quali non ci sarebbe sviluppo in qualsiasi settore. Ma se questi possono veramente cambiare la situazione rapidamente anche ogni singolo individuo può contribuire senza cambiare nella della propria vita ma favorendo solamente le banche, i fondi e le assicurazioni che si spostano verso il sostenibile. Già ce ne sono e tante, come ad esempio il Credit Agricol ed il suo fondo Amundi.

giovedì 14 febbraio 2019

Stiglitz - Un nuovo patto economico per salvare il pianeta



Ormai una buona parte della società occidentale è insoddisfatta del cosiddetto establishment, soprattutto della classe politica. La protesta dei gilet gialli in Francia, scatenata dalla decisione del presidente Emmanuel Macron d'introdurre un aumento della tassa sul carburante per combattere il cambiamento climatico, è solo l'ultimo esempio. Ci sono buoni motivi per essere scontenti: quarant'anni di promesse da parte dei leader di centrodestra e centrosinistra, basate sulla fede neoliberista nel fatto che la globalizzazione, la finanziarizzazione, la deregolamentazione, la privatizzazione e le riforme avrebbero portato una prosperità senza precedenti, sono state disattese. Mentre una piccola élite ha ottenuto grandi vantaggi, la maggior parte della popolazione è uscita dalla classe media ed è sprofondata nell'insicurezza.

I numeri ci dicono che la Francia se la passa meglio rispetto alla maggior parte dei paesi, ma la percezione conta più dei numeri. Anche in Francia le cose non vanno bene per molte persone. Quando si riducono le tasse per i più ricchi e si aumentano quelle dei cittadini comuni, il tutto per questioni di bilancio (imposte da Bruxelles o da ricchi finanzieri), non c'è da stupirsi se qualcuno si arrabbia. Lo slogan dei gilet gialli esprime bene le loro preoccupazioni: " II governo parla della fine del mondo, noi siamo preoccupati per la fine del mese". C'è una profonda sfiducia nei governi e nei politici.

Oggi chiedere sacrifici in cambio della promessa di una vita migliore non funziona più. Questo vale soprattutto per le politiche trickle down (effetto a cascata) , come i tagli alle tasse per i ricchi, che secondo alcuni dovrebbero portare benefici a tutti. Quando ero alla Banca mondiale, la prima lezione di riforma politica che ho imparato è che la sequenza e il ritmo sono importanti.

La promessa del green new deal (nuovo patto ambientalista) portata avanti dai progressisti negli Stati Uniti rispetta entrambe le caratteristiche e ha l'obiettivo di combattere sia la disuguaglianza sia i cambiamenti climatici. Il new deal verde si basa su tre considerazioni: prima di tutto ci sono risorse inutilizzate o scarsamente utilizzate - a cominciare dal talento umano - che potrebbero essere impiegate in modo più efficace. In secondo luogo, se ci fosse una maggiore richiesta di lavoratori con livello medio o basso di specializzazione, i loro stipendi e standard di vita crescerebbero. Infine un ambiente naturale sano è essenziale per il benessere umano.

Se non affronteremo le sfide del cambiamento climatico imporremo un fardello enorme alla prossima generazione. Sarebbe meglio lasciare un'eredità di debiti, che i nostri figli potrebbero in qualche modo gestire, piuttosto che la minaccia di un disastro ambientale inarrestabile.

Quasi novant'anni fa il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt rispose alla grande depressione con il new deal, un coraggioso pacchetto di riforme. Oggi dobbiamo rimettere al lavoro la gente come fece Roosevelt. All'epoca la soluzione furono gli investimenti per portare l'energia elettrica nelle campagne e la costruzione di strade e dighe. Gli economisti mettono in discussione l'efficacia del new deal. Molti pensano che la spesa fu insufficiente e non abbastanza prolungata da generare la ripresa di cui l'economia aveva bisogno. Ma le riforme di Roosevelt hanno lasciato un'eredità importante. Lo stesso vale per il new deal verde, che potrebbe concentrarsi sui trasporti pubblici e sull'adeguamento dell'economia alle nuove sfide. La riduzione delle emissioni di Co2, se fatta nel modo giusto, favorirebbe l'occupazione, in un contesto in cui l'economia si prepara a un mondo dominato dalle energie rinnovabili. Naturalmente alcuni posti di lavoro andranno persi - a cominciare da quelli dei 53mila minatori negli Stati Uniti - e serviranno programmi per trovare un altro impiego a queste persone. Ma il ritmo e l'ordine sono fondamentali. Sarebbe stato più sensato creare nuovi posti di lavoro prima della scomparsa di quelli vecchi, e garantire che i profitti delle compagnie petrolifere e del carbone fossero tassati prima di chiedere alle persone in difficoltà di fare nuovi sacrifici.

Il new deal verde manda un messaggio positivo a questa generazione e anche alla prossima. Può portare quello di cui le persone in difficoltà hanno più bisogno, cioè i posti di lavoro, mentre in futuro potrà proteggerci dal cambiamento climatico. Dovrà essere ampliato, soprattutto in paesi come gli Stati Uniti, dove molti cittadini non hanno accesso a un'istruzione di qualità, a un'assistenza sanitaria adeguata e a una casa decorosa. Il movimento che sostiene il new deal verde dà un barlume di speranza a una classe dirigente in crisi. I leader mondiali dovrebbero sostenerlo. Abbiamo bisogno di qualcosa di positivo per salvarci dall'ondata di populismo, nazionalismo e protofascismo che si è abbattuta sul mondo.

Joseph Eugene Stiglitz - 2001 premio Nobel per l'Economia.

domenica 10 febbraio 2019

15 marzo 2019 una giornata per il Clima



Clima. In prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico ci sono le future generazioni , i giovani di “Fridays for Future”. Ogni venerdì si ritrovano nelle piazza italiane per far sentire la loro voce, seguendo l’esempio della giovane attivista svedese Greta Thunberg. Prossimo obiettivo la marcia globale per il clima in programma il 15 marzo 2019.

Ogni venerdì dallo scorso settembre, Greta Thunberg, quindicenne di Stoccolma, ha scioperato da scuola per piazzarsi davanti al Parlamento svedese e protestare contro la mancanza di azione rispetto al cambiamento climatico che minaccia il pianeta. Questo suo piccolo esempio di disobbedienza civile ha catturato l’attenzione di persone in tutto il mondo. Ora molti stanno aderendo alla sua chiamata di scendere in piazza ogni venerdì, nelle piazze di Roma, Milano, Bologna, Pisa, Torino, Taranto, Venezia, Modena, Palermo e Firenze.

“Anche noi di AlternattivA abbiamo voluto rispondere all’appello di Greta e ci siamo presi l’impegno di creare un appuntamento settimanale, di venerdì a decorrere da venerdì 15 febbraio 2019 e sino a venerdì 15 marzo 2019  . Chiunque ha a cuore la salute del pianeta e crede nel bisogno di cambiare rotta è benvenuto!”, questo l’invito nostro e dei ragazzi di Fridays For Future.

Luca Mercalli, divulgatore scientifico e climatologo, invita tutti gli studenti a partecipare allo sciopero globale per il clima che si terrà il 15 marzo 2019. Aderiranno almeno 40 Paesi, fra cui l’Italia.

Sempre più studenti partecipano ovunque. I gruppi locali si coordinano tra loro, ma non dipendono l’uno dall’altro né da una struttura o un’autorità superiore. È un vero e proprio movimento di base e sta crescendo ogni giorno.

A unirli è il messaggio rivolto ai leader mondiali: “State mettendo in gioco il nostro futuro con la vostra inattività. Quindi colpiremo fino a quando non agirete”. E mentre le élite globali si auto-celebravano a Davos e volavano con jet privati come se le emissioni non esistessero, Greta Thunberg ha trovato ancora una volta le parole giuste: “Il sistema ha fallito ed è molto urgente fare qualcosa al riguardo! Per quanto sgradevole e poco redditizio possa essere, si tratta della nostra esistenza! I nostri giovani sono in cammino e non ci sono limiti al loro desiderio di un futuro migliore, alla loro creatività e alla loro volontà di continuare fino a quando non ci sarà un vero cambiamento. Vogliono cambiare questo sistema ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Sosteniamoli!”

Segui gli hashtag #FridaysForFuture e #ClimateStrike

Greta Thunberg

sciopero internazionale degli studenti per il clima indetto per il 
15 marzo 2019.



Si chiama Greta Thunberg ed è una ragazza svedese di 15 anni che da tempo ha deciso di impegnarsi in prima linea per difendere il nostro pianeta. La giovane, affetta da sindrome di Asperger, da tempo fa sciopero a scuola ogni venerdì per chiedere al governo svedese e agli altri stati di agire concretamente per arginare i cambiamenti climatici.

Da un articolo per il Guardian di Greta Thunberg,  promotrice dello sciopero internazionale degli studenti per il clima indetto per il 15 marzo 2019.

“Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.

Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo. Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy, perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino. (…) Ma non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso.

Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi.

Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo.
Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

“Anche noi di AlternattivA abbiamo voluto rispondere all’appello di Greta e ci siamo presi l’impegno di creare un appuntamento settimanale, di venerdì a decorrere da venerdì 15 febbraio 2019 e sino a venerdì 15 marzo 2019  . Chiunque ha a cuore la salute del pianeta e crede nel bisogno di cambiare rotta è benvenuto!”, questo l’invito nostro e dei ragazzi di Fridays For Future. 

VEDI E ASCOLTA IL SUO INTERVENTO  al Cop 24 di Katowice in Polonia sul clima dicembre 2018

martedì 4 luglio 2017

Autodeterminazione Aborigeni



Il 24 Maggio centinaia di leader aborigeni si sono incontrati a Uluru per discutere di come ottenere il riconoscimento dei popoli indigeni nella costituzione australiana.

domenica 21 maggio 2017

L'olio di palma


Ad aprile l’Unione Europea ha approvato una risoluzione che vieta l’uso di oli vegetali generati in maniera non sostenibile tra cui l’olio di palma. La decisione è stata presa non perché fosse nocivo nella alimentazione umana ma per il grave danno ambientale causato dello sfruttamento del suolo da parte di tutte le monoculture. Ma non solo, la deforestazione e l’inquinamento dovuto agli incendi che sono illegalmente appiccati dai produttori di monoculture per aumentare gli spazi produttivi, che arrecano gravi danni alla salute.

Indonesia, Malesia e Thailandia hanno deciso di battersi contro la messa al bando dell’olio di palma perché rischia di colpire uno dei loro principali prodotti di esportazione, un settore in cui sono impiegati milioni di lavoratori. Indonesia e Malesia invieranno una missione per cercare un compromesso con i funzionari europei.

maggio 2017

L'antidepressivo Sciamanico

L’ayahuasca, un infuso allucinogeno usato da secoli in Sudamerica nei riti sciamanici, allevia i sintomi della DEPRESSIONE. 
E’ quanto emerge dal primo studio clinico su una trentina di persone con depressione resistente ai farmaci. A distanza di sette giorni, scrive bioRxiv, il 64 % dei pazienti trattati con l’ayahuasca ha dichiarato un miglioramento dei sintomi, contro il 27 % di chi aveva ricevuto un placebo.
 Nel mondo 322 milioni di persone soffrono di depressione, 80% vive in paesi con il reddito medio e medio basso.

maggio 2017

giovedì 18 maggio 2017

Sentinelle Religiose

Tra linciaggi degli indiani che mangiano carne bovina e gli omicidi dei pachistani accusati di blasfemia, la violenza a sfondo religioso sta dilagando in India e Pakistan, spesso aiutata dalle autorità.

Ali Malik, DailyO, India


maggio 2017

domenica 6 novembre 2016

ALIENAZIONE

Siamo sinceri,
Il mondo non sta andando bene, ed in futuro le cose andranno sempre peggio. 
Ci troviamo davanti ad uno degli aspetti più inquietanti della civiltà industriale avanzata: il carattere razionale della sua irrazionalità. 
La sua produttività ed efficienza, la sua capacità di accrescere e diffondere le comodità, di trasformare lo spreco in bisogno, e la distruzione in costruzione. Le persone si riconoscono nelle loro merci; trovano la loro anima nella automobile, nello smartphone di ultima generazione, nella casa a due livelli, nelle attrezzature tecnologiche. Lo stesso meccanismo che lega l’individuo alla sua società è mutato e il controllo sociale è radicato nei nuovi bisogni che esso ha prodotto.

Bisogni. Ma di cosa abbiamo veramente bisogno ? 
Non lo sappiamo più. Non riusciamo più distinguere tra bisogni falsi e bisogni veri.

I bisogni falsi sono quelli che vengono sovraimposti all’individuo da parte di "interessi sociali particolari" cui preme la sua repressione: sono quei bisogni che perpetuano la fatica, l’aggressività,la miseria e l’ingiustizia. Accade che l’individuo trovi estremo piacere a soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione sana se serve ad arrestare lo sviluppo della capacità dell’individuo di riconoscere le influenze maligne di questa società e di poter così trovare il modo di liberarsene .

Il risultato è una euforia nel mezzo di una infelicità.

La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono: il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e di odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa categoria di falsi bisogni.

Tali bisogni sono determinati da soggetti esterni sui quali l’individuo non ha alcun controllo; lo sviluppo e la soddisfazione di essi hanno carattere eteronomo cioè la condizione in cui un soggetto riceve da fuori di sé la norma della propria azione. Il termine è usato in contrapposizione ad autonomia.

Non importa in quale misura tali falsi bisogni siano diventati propri dell’individuo, riprodotti e rafforzati dalle sue proprie condizioni di esistenza; non importa sino a qual punto egli si identifichi con essi e si ritrovi nell’atto di soddisfarli: essi continuano ad essere quello che sono sin dall’inizio, i prodotti di una società in cui interessi dominanti impongono da fuori ad un soggetto le norme della propria esistenza.

I soli bisogni che hanno un diritto illimitato ad essere soddisfatti sono quelli vitali: il cibo, il vestire, una abitazione adeguata al livello di cultura che è possibile raggiungere. La soddisfazione di questi bisogni è un requisito necessario per poter soddisfare tutti gli altri bisogni definiti da Maslow nella sua piramide dei bisogni suddivisa in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza dell'individuo) ai più complessi (di carattere sociale). 
L'individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. 
Questa scala è internazionalmente conosciuta come "La piramide di Maslow". 
I livelli di bisogno concepiti sono:
  • alla base il primo bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)
  • secondo livello bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
  • terzo livello, bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)
  • quarto livello, bisogni di stima, di prestigio, di successo
  • quinto livello, bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).



venerdì 3 giugno 2016

E intanto va sempre peggio

“Tutti odiano la Monsanto” , in realtà non tutti odiano la multinazionale statunitense, per esempio non la odia il colosso della chimica Bayer, un'altra bestia nera degli ecologisti. Il 23 maggio l’ azienda tedesca Bayer ha annunciato di essere pronta a sborsare 62 miliardi di dollari per conquistare la Monsanto e diventare leader mondiale nel settore degli ogm.
Per tre volte negli ultimi 5 anni la Monsanto ha cercato di comprare la Sygenta, una concorrente svizzera. Alla fine la Sygenta è andata ai cinesi di Chem China e la Monsanto è diventata immediatamente preda della Bayer, un gruppo due volte più grande.

All’inizio del 2016 è stata annunciata la fusione tra le statunitensi Dow Chemical e DuPont. Se queste operazioni dovessero andare a buon fine, i due terzi del mercato mondiale dell’agrochimica e della produzione di sementi potrebbe finire nelle mani di tre sole aziende.


L’ultimo aprile è stato il più caldo dal 1880. Non solo: è stato il settimo mese consecutivo sopra la media. Gli effetti catastrofici del cambiamento climatico cominciano a superare i limiti oltre i quali ogni intervento rischia di arrivare troppo tardi. Ma c’è una causa di questo cambiamento di cui si parla poco, un rapporto della Fao in cui si spiega che i processi coinvolti nell’allevamento di animali generano il 18 per cento delle emissioni globali di gas serra legate alle attività umane, una quota superiore a quella dell’intero settore dei trasporti (stradali, aerei, navali e ferroviari), responsabile del 13,5 per cento di gas nocivi. L’allevamento è anche la causa principale del degrado ambientale e del consumo di risorse (per produrre un solo hamburger sono necessari 2.500 litri d’acqua, come rimanere sotto la doccia per quasi tre ore di fila). Un rapporto del 2009 del Worldwatch institute, condotto da due studiosi legati alla Banca mondiale, aggregando diversamente i dati disponibili sostiene che gli allevamenti sono responsabili del 51 per cento delle emissioni di gas serra. La reticenza delle organizzazioni ambientaliste è dovuta probabilmente a un insieme di fattori. Invitare a non mangiare carne, pesce, latte e uova è impopolare, e queste organizzazioni hanno bisogno del sostegno di tanti iscritti per sopravvivere, quindi privilegiano le battaglie in un certo senso più facili, che non richiedono scelte individuali drastiche. Poi certo l’industria alimentare è molto forte e ha una grande capacità di condizionare le scelte dei cittadini. Infine, in diverse parti del mondo chi contesta gli allevamenti rischia la vita: in vent’anni in Amazzonia sono stati uccisi 1.100 attivisti dei movimenti che si oppongono al disboscamento.
Cambiamento climatico, consumo e inquinamento delle risorse, deforestazione, perdita della biodiversità; e poi naturalmente le conseguenze sulla salute delle persone, i dubbi etici legati all’uccidere e al mangiare animali, le condizioni dei lavoratori di questo settore: il punto è che mentre intervenire sulle altre forme di inquinamento (trasporti, industria, produzione di energia, edilizia) richiede molto tempo ed enormi sforzi congiunti di governi e aziende, ridurre significativamente il consumo di carne, pesce, latte e uova non solo avrebbe un effetto rilevante e immediato sul cambiamento climatico ma soprattutto è una decisione che può prendere chiunque, in ogni momento. È una scelta che pensavamo di poter rimandare ai nostri figli. Forse non è più così.

Le fonti . Un nuovo colosso dell’agricoltura globale, Philippe Escande, Le Monde
Immediato, Giovanni De Mauro, Internazionale